Avevamo qualche soldo in più da spendere, ovviamente non ricordo il xchè comunque decidemmo di farci un giro da qualche parte e Vane forse per una sua cosa personal que todavia me da risa volle andare in Arg a Buenos Aires, creo que fatto che ci ero andate tantissime volte con la gringa le rodeva il culo in fondo in fondo e quindi pensai che quel qualcosa era quello, diciamo non voleva essere da meno.

Comuque trovò una super offerta pacchetto completo hotel e volo, diciamo che gli argentini non se la passavano per niente bene in quel periodo, il dollaro era quasi introvabile e i prezzi erano bassissimi per noi che andavamo con i verdoni in the hands. Ferru il mio buon amicone, allora non era ancora alla frutta, pero cazzo non ricordo l’anno forse era il …… bho, anyway eravamo presi beneissimo per quel viaggetto. Ci preparammo in fretta e furia, xchè come al solito Vane era una pesadilla quando doveva preparsi per un viaggio, si caricava di un puttanaio di cose spesso inutili come confessarsi

Andammo al J Chavez  al Callao mentalizzati, ossia già sai, code, traffico  caotico scarabocchiato, paura che ti rompino il vertro e ti assaltino di brutto, ore ed ore prima del volo xchè appunto non sai mai cosa ti poteva capitare in quegli anni in cui la violence era potente da quelle parti. Arrivammo con un taxi, credo, o avevamo ancora il negro forse (volvo nero). Dopo tutto quel tremendo sforzo ci presentammo con assoluta tranquillità per fare il check in, el tiempo nos sobrava a lo grande. Mi chiesero i documenti e gli allungai il  mio passaporto, mi chiese il carnet de extranjeria, che io non avevo portato visto che ero convinto non fosse necessario per uscire dal Perù, che il passaporto Italiano era quello che contava, ed invece Nein , nada, zero la reputa madre no podia salir del pais sin el cazzo di carnet. Dopo un iniziale momento di spiegazioni e contro spegazioni mie e della tipa, Vane esplose e mi disse mi vida!! Ossia mi riversò addosso una camion Astra di Merda.

Insulti contro insulti poi silenzi disperati ecc.. Ecc…. il problema era che avevamo il viaggio organizzato, tutto inanellato, tutto collegato insomma cazzi e contro cazzi che ci avrebbero fatto perdere il volo, la riserva dell’hotel ecc… Mi venne in mente di chiamare il Ferru che stranamente mi rispose al toke, così gli chiesi di prendere il puto carnet e portarmelo volando alll’aereoporto. La faccia della Vane era emblematica, stroppicciata a tipo carta del stagnola usata, sembrava un volpino con la rabbia che sbavava ladrando.

Ferru arrivò in tempo zero con il mio carnet in mano, ero felice e Vane non sbavava più, fino a che ritornai al front desk di Aereolinas Argentinas y la tipa mi disse “caballero pero su carnet venciò” nooooooooooo wow, azz, 2 secondi dopo il Misti (vulcano peruviano) esplose in una colata lavica da paiura, la Vane mi incenerì stile abitante pompeiano, era ovviamente e giustamente molesta como mierda, apparentemente avevo cagato il viaggio. Dopo la prima colata lavica di 10 minuti e lo sconforto per non essere potuti salire sul Boing, lei si attacco al telefono per comunicare la storia malata che ci era, anzi che avevo creato e cercare una soluzione con i tipi dell’agenzia. Alla fine saremmo potuti partire il giorno seguente pagando 150$ per il cambio del volo, il verdadero problema era che dovevo correre all’ufficio di migraciones per farmi aggiornare il carnet. Chiamai il mio Mc Giver delle situazioni legali e burocratiche per far in modo che si attivasse in tempo zero con i contatti che aveva e rinnovare il carnet al volo per volare.

Carlos era caro ma sapeva come e con chi fare le cose, infatti dopo un paio d’ore mi chiamò e andammo a migraciones, pagai non ricordo quanto e voilà avevo il carnet redy to start. La vane era ancora molto lavica ma con il carnet pronto la sua lengua infuocata stava lentamente tornando a una temperatura accettabile. Il giorno dopo filò tutto liscio e ci imbarcammo sul boing per Buenos Aires, lei era molto emozionata era la prima volta che prendeva un aereo per uscire fuori dal Perù, Cuzco non faceva testo era un volo interno e quindi non era calcolato un vero viaggio, secondo i suoi parametri di viaggio, e comunque io ero emozionato per lei a dir il vero.

Arrivati a Ezeiza una marea di taxi gialli e neri stile Api Maya ci martellavano per farsi abbordare, sciami di autisti peculiari e classicamente argentos si offrivano parlando inglese, spanglish, itagnolo, frenchgnolo etc.. Etc.. Non sapendo di dove eravamo improvvisavano strani discorsi e proposte improbabili su hotel e tour muy raros. Alla fine arrivammo al tanto anelato hotel bonaerense, che era a recoletta un lindo quartiere, che già conoscevo e sapevo era molto tranquillo e centrale. I ragazzi del desk erano super gentili ed educati e muy argentini come doveva essere. Quando arrivammo in camera i nostri sguardi muy complici si incrociarono era evidente che la stanza non ci era piaciuta un cazzo, era piccola e stretta sembrava un corridoio da cui si era ricavato quella matrimoniale. Appena chiusa la porta la Vane acchiappò la cornetta del telefono e con il depliant in mano, senza dirmi una vocale pero guardandomi cercando approvazzione, chiamò la agenzia y le dijo a la tipa que no queriamo este hotel, que la stanza non era come si vedeva nella web site e bla bla bla …….. e recontra bla bla alla fine con solo un aggiunta di 50 dollari saremmo potuti trasferirci al Dazzler, lei mi guardò ed io che lo conscevo annui. Appena attaccato si girò e la prima frase che proferì non era, come pensavo, di allegria per l’ottenuto cambio, bensì”ah lo conoces verdad!!?? Fuiste ahí con la gringa loca o con quien ahh dime la verdad” la reputa madre que la pariò pensai, adesso che? Mi devo tirar tuttla la discussione sul passato ecc.. Ecc.. E dai nooooooo. INvece stranamente dopo averle detto di non rompere il cazzo che il passato non doveva contaminare il nostro bel viaggetto e che saremo stati da Dio, lei stranamente si spense, minchia pensai se apagò e vai, mi ero scavallato un paio d’ore di psico analisi barata ed inutile. Ci busttammo sul letto e chiavammo alla grande, una medicina potentissima e che funge anche da ricostituente, infatti ci preparammo e anche se stremati dal viaggio e dalla scopata uscimmo con le duracell super cariche a mangiarci Buenos Aires.

Buenos Aires è stupenda la amo la adoro, ci sono dei posti che sembrano controviali di Torino o angoli con ville che sembrano Roma pezzi e scorci Parigini, è molto molto europea però con sapore sudamenricano, ci tuffamo a nuotare sui marciapiedi sostando ad ogni caffè , negozio, alimentari e quant’altro, la Vane era ovviamente super curiosa e la sua proverbiale fame da compras era al top, si stava trasformando il pericolo era imminente, ma ormai ero nel mood bonaerense e non me ne fotteva una minchia. Io avevo solo in mente la carne, volevo un quarto di asado alla griglia davanti con una bottiglia di tinto, e cazzo era anche normale diciamo ero nel pais gaucho santo Dio. Proposi di andare al mall Alto PAlermo che conoscevo bene e in cui sapevo c’erano vari ristoranti di carne ed altro. Però la Vane mi stava giocando un mala pasada, se ne uscì con che voleva un ceviche ed una Inka cola!!!!??? Cheeee, minchia non è possibile, siamo arrivati da Lima da 5 ore e questa vuole un puto ceviche peruano??. INiziò a fare i capricci dicendomi  he aveva la acquolina che aveva voglia dei suoi saporiiiii hahahahahahah ma sei fuoriii, gridavo incazzato, non sapevamo neanche donde minchia andare a trovare un ceviche. Camminando e discutendo e discutendo camminando, ci imbattemmo in una tipa che sembrava peruna, infatti la Vane se le tirò encima come la ultima chupada del mango, e si la tizia era peruana e gli spiegò dove e le diede tutte le dritte per arrivare al fatidico ristorante. Ci accordammo di andare prima per il ceviche e poi al mall per la mia carne e lo sverginamento del bancomat con shopping compulsivo. Non fu semplice trovare il ristorante pseudo peruviano, una volta entrati ci apparve subito un classico posto turistico. The first thing la fresca y helada gaseosa peruviana doch ,arrivò la inka cola che era ovviamente come doveva essere, poi giunse davanti alla Vane il piatto del ceviche, lei chinò il capo per osservarlo attentamente e quando lo alzò sul suo viso era dipinto l’ulrlo di Munch peruvian style, ancora adesso quando ne parliamo il suo viso si stroppiccia. Il pinche ceviche era fatto a cubettini piccoli piccoli con uno strano latte di tigre come condimento, sembrava fatto con acido citrico e sprite un tocco di coriandolo e zenzero. La Vane chiamò al toke la ragazza che serviva i tavoli e le chiese se quello era il ceviche, a tipo .. ma sei sicura, ma sei proprio sicura che non vi siete sbagliati ed è un’altro piatto??? La risposta fu perentoria, o ti mangi sto ceviche o nada de nada no hay otro, così con uno sguardo mixto di rabbia, delusione e voglia lasciò tutto lì e chiese se avevano pesci interi fritti, clarooo disse la misma ragazza, la Vane voleva andare sul sicuro, un pesce fritto che sarai mai mi disse………..Le ultime parole famose, arrivo un pesce che apparentemente era congelato, cioè a lei parve e disse che lo era anyway tutto fu un pacco tremendo e uscimmo di lì in fila indiana, lei davanti cristonando e sbuffando ed io dietro ridendo invitandola a mangiare la puta eccellente carne argentina conmigo. Comprammo una vagonata di cose e con borse multicolori montammo su un ape maya alla volta del hotel corridoio per prepararci al trasloco del giorno dopo, ormai era sera ed eravamo a brandelli per la stanchezza, le camminate e lo stress accumulato in quei 2 giorni. La notte scopammo come animali e dormimmo come umani felici di risvegliarci nella Buenos Aires soleggiata di quella torrida estate. La mattina io volevo alzare i tacchi subito e andare al Dazzler però la mia gentile compagna mi ringhio addosso come un dogo argentino dicendo che avevamo pagato la colazione e non se ne sarebbe mai andata senza andare al  breackfast buffet del hotel che tra l’altro e uno sballo da vedere, così atracai y nos quedamos para el desayuno argento.

Tornammo in stanza per caricare tutto l’ambaradan di borse , borsette, scatole di shoes ecc.. L’hotel corridoio era talmente scomodo che le buste camminando strsciavano sulle pareti creando un fastidioso raspa sound . Scendemmo con il micro ascensore e voilà in tempo zero eravamo sulla vereda en busca de un ape maya taxi. L’aria puzzava e ed era polvorienta, “puta madre Fabry huele a quemado” mi disse Vane in effetti era un odore acre e persistente di bruciato, e guardandoci attorno notammo che una coltre di polvere nera avvolgeva i marciapiedi, i muretti, tutto proprio tutto, era cenere!!!. Ci guardammo interdetti , poi un pibe che passava di lì ci disse l’Argentina va a fuoco la Reputamadrequelospariò!!!!

Era difficile respirare, l’aria acre e piena di cenere era realmente tossica, la gente che incrociavamo si tappava la bocca, molti negozi e bar erano chiusi o con le porte chiuse nonostante il calor de paura que habia in quei giorni, la gente camminava velocemente o correva e molti si buttavano a capofitto in caffetterie e vinerie per il caldo e la cenere che avvolgeva tutto.

Un apemaya si fermò, salimmo in fretta e furia come fuggendo dagli uccelli del Hitchocock volammo al Dazzler , che a dir il vero era vicinissimo, fuori non c’era un puto perro neanche i soliti ufficiali gentiluomini che ti aiutano con armi e bagagli, anche loro erano appiccicati dietro i vetri scrutando il cielo nero bonaerense. Durante il breve volo il pilota del taxi ci racconto in sintesi che migliaia di ettari di pampa di boschi e vegetazioni erano in fiamme da giorni in tutta l’Argentina però ora i venti avevano spinto le fiamme però sobre todo las cenizas vicino a la capitale, avevano anche dichiarato l’allerta. Ricordo ancora la bifa della Vane, un mix  pasticciato di stupore, rabbia, sgomento e delusione che si manifestò con la frase “Minchia Fabry y ahora? Todos los Malls y tiendas estaran cerrados hoy! Nos cagamos, perdimos 1 dia” hahahahahhaha wow le dissi sei una draga , un catterpillair un Leopard, la tua mania de compras compulsivas no se para en frente a nada, paura e panico Dios miooooooo.

Ci infilammo al Dazzler che già di primo acchito era un’altra storia in confronto all’hotel corridoio, un titanic in confronto ad una scialuppa. La stanza era bella, minimalista però accogliente con un letto maestoso che dominava la plancia di comendo, aveva un materasso spesso come un tappeto di quelli verdi che usavamo a scuola per il salto in alto, pulcro, invitante e soffice, infatti mentre Vane si spogliava le proposi d’inaugurarlo con una fornicata fast, mi disse che voleva uscire, che non potevamo sprecare tempo a scopare di giorno dovevamo girare per Buenos Aires, si chiavava di notte hahahahaaaaahhaha, nooo che tipa era ed è la Vane ai tempi la amavo molto eravamo ,amici, amanti, complici, rivali, nemici e alleati. Ci fiondammo nella hall per uscire ed arrivati vicono alla porta i ragazzi dell’hotel si avvicinarono  sconsigliandoci d’uscire, la cenere era troppa, l’aria era davvero contaminata e la respirazione difficoltosa, Vane disse perentoriamente “vamos a estar pocos dias en Argentina, no podemos perder un dia aca encerrados” ossia non rompete le ovaie staremo pochi giorni a B.A. e non perderò neanche 1 secondo quà dentro rinchiusa……

Amaba mi Vane esa Vane la que era, la madre de mis hijos, quella di oggi quella che è diventata non più,e lei sicuramente pensa lo stesso di me, di noi, le cose sono sempre direttamente proporzionali o quasi sempre, ci si perde a volte ci si ritrova a volte solo prevalgono altre cose che poi si rivelano minchiate o cose futili, e ci si rende conto che l’essenza e la trasmissione d’essa è la unica cosa che conta, che contava. Uscimmo destinazione Mall Alto Palermo o Abastos, ci si accontentava del più vicino in realtà. Un brave taxi dei pochi che ronzavano per di lì ci portò al Alto Palermo che il taxista qualificò come il miglior centro commerciale di B. A. All’entrata c’era un music store de la concha su madre, era grande. Luminoso ed esternamente si apprezzava la grande gamma di cd, vinile , libri ecc.. che avevano a disposizione dissi a Vane che si o si ci saremmo dovuti addentrare nella jungle della musica. Era quasi para di pranzo ed io volevo assolutamente una provola alla brace con carne e 1 kg di chimichurri, però lei aveva lo sguardo ed i sensori direzzionati al, Zara , Mangos, ossira e così via, quindi per evitare decisi di seguirla e assecondarla, oltre tutto io amavo aiutarla nelle scelte mi eccitava vederle indossare vestiti scelti da me, volevo fosse splendida e si gustasse veramente quel viaggio fuori dal Perù.

La prima tappa fu Ossira, brand Argentino interessante, ci buttammo a pesce tra ivestiti appesi e accessori esposti, Vane entrò in camerino ed io iniziai a passarle vestiti a palla li lanciavo letteralemte dentro, lei usciva e in 3 secondi decidevamo, vomitava fuori quelli non appovati e via di seguito così per 1 oretta. Pagammo e nos fuimos en direcion de Zara, pero prima sostammo in un paio di negozi di scarpe, lei voleva altri stivali, più leggeri e di cuoio vero non plasticone come quelli che indossava. Finimmo da Zara dove io comprai un giumbotto che ancora oggi ho, lei provò un po di cose ma comprò solo 2 minchiate, poi nella zona scarpe e accessori invece si provò un tot di stivali e si decise per un apio davvero fighi anche se a me piacevano un’altro paio un po più alti. Arrivò la time to eat ed io mi diressi come un robot programmato al  food court e precisamente al ristorante che aveva in primo piano una griglia enorme, esagerata, imponente borbottante, sfrigolante carnosa, lei mi disse subito che non voleva carne però avrebbe mangiato altro però  con me in quel posto stupendo che colava grasso. Tra un morso e l’altro iniziammo a fare il punto della situazione sulle spese, chiedemmo com’era la situazione dell’aria fuori e le cose non andavano bene, el calor amplificaba la pesantezza e contaminazione deòll’aria ed era sconsigliato uscire, infatti Lato Palermo estaba full de gente. Dissi alla Vane che mi dispiaceva non avesse comprato anche gli altri stivali perchè mi erano piaciuti un casino e lei candidamente mi rispose “ Fabry me los lleve no te preocupes se que te gustaron mucho que como dijiste me hacian muy pornodiva asi que aca estan” la puta madre guardai sotto il tavolo e li aveva ai piedi!!! Non me ne ero accorto cazzo, aveva lasciato i suoi nella scatola, si era messa quelli ed era uscita a braccetto con me , più fredda che Paul Newman in Nick mano fredda, wow che miedo. Le dissi che dovevamo andarcene che le videocamere sicuramente la avevano registrata, e lei muy fresh mi disse di stare tranquillo che che dove aveva fatto il cambiasso nessuno aveva potuto vederla e non c’erano telecamere lì.

Non nego che i primi 17 seconds  mi prese un po’ il panico però poi il sentimento bonny&clayd mi pervase e mi piaqque anche 2 righe, scoppiammo a ridere, la baciai le misi la lingua in bocca e mi venne duro, me la sarei scopata nel camerino di Zara, l’adrenalina di quella complicità elevata alla potenza era una droga allucinante, lei lo era, ci sentivamo invincibili inebriati da quell’amore pazzo, distruttivo ma potente ancora potente. Andammo all’hotel per cambiarci smollare tutte le funcking borse e ripartire all’attacco di B.A. la meta era fare tapas e cena a Puerto Madero, che apparentemente era il point più cool del momento. Non ricordo se alla fine ci andammo a piedi per un tour callejero o se finimmo per prendere un taxi, anyway Puerto MAdero ci apparve subito tremendamente bella con un ponte curvo che la dominava. Full restaurantes bar e hotel tutti al top del design con illuminazzioni stellari anche le stradine che percorrevano il lungo fiume erano brutalmente ben fatte insomma eravamo tremendamente contenti e felici di esserci di condividere B.A. di mangiarcela. Infatti la fame era tanta e convinsi la Vane ad andare ad un Rodizio, nell’hotel ce ne avevano consigliato uno, infatti quando arrivammo alla porto straboccava di gente, anche se entrammo stranamente inaspettatamente, velocemente. Il tavolo di fronte alla vetrina con il fiume in the face era il precisamente quello che avevamo auspicato. Camerieri con carne infilzata in lunghe spade, sfrecciavano tra i tavoli quasi ballando malabareando la spada e il disco di legno su cui la appoggiavano una volta arrivati al tavolo. Capii che non mi sarei dovuto far attrarre da tute le altre lecornie vegetali, latticine, carboidratose ecc.. Perchè il mio obbiettivo principale era LA PUTA CARNE CARNE E BASTA, bhe forse anche un paio di provole alla brace, la Vane per fortuna non sbuffava visto che a parte la carne c’era una salad island brutale e insaccati e formaggi a gogo. L’attacco fu tremendo uno spadone di manzo tenderloin ¾ di cottura tenero soave come i seni della Vane, anche lei si arrese a quel manzo, poi vabbè una mitragliata di tagli diversi, pancetta, entranas, bifes e chi più ne ha più ne metta, Vane faceva su e giù nuotando dalla salad island al tavolo. I camerieri erano molto capaci, affabili, sorridenti e gran venditori, sopratutto con la Vane che a parte eseere una bella figa con piel canella era quella su cui puntavano per ingrassare il conto, visto che il mio rodizio era prezzo fisso. Una doccia di pure Malbec Argentino bagnò le nostre gole e ci preparò per la prossima tappa, che non avevamo idea quale fosse. Salimmo camminando su un tappeto di uova con la paura di cadere, le grappe after malbec avevano fatto bene il loro lavoro, a tipo ansel & greatel ci inoltrammo nel dedalo di vie che trovammo subito dopo puerto madero, chiedemmo dove c’erano dei locali per hacer la noche. Dpo destre sinistre , curve, diritti e rovesci finimmo credo a Recoletta.

Dopo un paio di drink al vuelo in non identificati locali trend, fighi, kaotici, colorati e fast, la Vane volle un karaoke, lei adorava e adora ancora credo, el pinche karaoke. Così la caccia al tesoro iniziò, finalmente tra i vari animali dello zoo alla quale chiedevamo inutilmente info su qualche Karaoke incontrammo quelli giusti che pascolavano come noi nella prateria alcolica della noche di B.A.. Entrammo nel fatidico locale, che stranamente era tutto in legno, sembrava uno chalet di montagna se non fosse che un palco dominava la scenografia, c’era una casino di gente ai tavoli su cui sventolavano bandierine con numeri. Al toke una gentile argenta ci fece sedere quais sotto il palco che nel frattempo era stato conquistato da due ragazzi che con il micro in mano salutavono i nuovi arrivati, era evidente che avevano fatto una pausa e la serata ricominciava. La chica ci porse una guida del telfono che in realtà era la lista di canzoni ed artisti, poi i menù, decidemmo di seguire  abagnarci con Malbec se non sbaglio. Vane scelse le canzoni, scrisse i codici sui fogli sparsi sul tavolo, però la argenta era svanita nel nulla, intanto i tizi sul palco dicevano di tutto e di più per trattenere il pubblico e mantenere l’attenzione alta mentre gli porgevano i fogli delle prossime cantanti che si supponeva cantassero dal tavolo. Cazzo e la Vane canterina peruviana?? Si erano scordati di lei?? Così quando passo un pibe per di lì, chiesi che succedeva e perchè non avevano preso il foglio di Vane per farla cantare, lui mi rispose che dopo i 3 che salivano sul palco toccava ad altri 3 fra cui lei, Ahhh ci guardammo e la Vane disse “Fabry yo no quiero salir sul palco a cantar ni cagando”. Gli animatori chiamarono la cantante presentandola e dicendo il titolo della canzone, quando la tipa salì sul palco partirono gli applausi e fischi d’incitamento, i tipi iniziarono a fare battutte e a cercar di rendere il tutto comico anche per stemperare la evidente timidezza e imbarazzo della girl. La VAne mi guardo scuotendo la testa con una risata alcoliconervosa dicendo che mai e poi mai sarebbe salita lì sopra a farsi prendere per il culo e bla bla bla, io sapevo che alla fine sarebbe finita sul palco, cantava bene e lo sapeva era bella e lo sapeva e aveva una longua più affilata di una patada sarda, cioè, no fear, zero paura, nada de miedo, però doveva stoppare la bevuta se non finiva male, così non chiesi più niente, mi sacrificai per la causa hahahahhahahaha.

Arrivò il suo turno e los pibes la presentarono come la invitata straniera, la ospite di lusso venuta dal Perù, quando le chiesero con chi era andata a B. A. lei disse con MI NOVIO ITALIANO, sapeva che sarebbero partiti gli applausi ancora più forte, in Argentina ci stra amano e noi a loro, e quindi …. via a Vanessa del Perù che cantava… ops! Lei aveva chiesto Me Muero de la Quinta EStacion y nooo , la traccia che saliò era Algo mas, sempre della Quinta Estacion, il turbamento sul suo viso era lamapante 17 secondi di smarrimento però poi visto che la sapeva iniziò a cantare e spaccò tutto, diciamo che gli applausi furono tanti e io mi emozionai stupidamente ma orgogliosamente, teneramente e sinceramente.

Non mi ricordo della seconda performance, credo che eravamo già un po alla frutta, solo rammento che fu buona ed uscimmo con la bandiera in alto.

Camminammo perdendoci N° volte chiedendo a passanti che sembravano sfumature, acquerelli che incrociavamo qua e là, alla fine comunque arrivammo al puto hotel, stremati e ubriachi. Il materasso stile tappeti x salto in alto era il meglio del meglio in quel momento. Il giorno dopo dovevamo andare a Temaiken un parco zoologico, diciamo uno zoo enorme,a Tigre una cittadina a pochi km da B.A. Sinceramente non ero molto entusiasta di andarci, odio i cazzo di zoologici, pero la Vane insiteva perchè aveva letto che lì c’era il più grande aquario del Sudamerica.La mattina dopo lei come sempre insistì per alzarci presto e poter mangiare il buffett che era solo fino allae 9,30, na vera bastardata sado maso obbligarti ad alzare presto sapendo che sei un turista che si vive le noches boanaerense, pero no fear mi alzai e andai a far il buffett tour. Approfittammo e ci informammo un po sulla starda, distanza ecc..ec… camminammo un po, diciamo per acclimatarci dopo lo tsnunami della sera prima e ci ci dirigemmo ad un alveare per scegliere un apemayataxi.

Tra tutte le api in parking scelsi il più rock degli autisti, cocordammo un prezzo e via en la freeway, con Soda Stereo a palla on the radio. Michia era lontano Temaiken!, il tipo non mi aveva mentito, pensavo volesse solo chiedermi più pesos del dovuto invece era purita verdad quello aveva detto.Però quel mini viaggetto ci permise di vedere la provincia di B.A. molto verde con tanti ranch cioè casas de campo o come vogliamo chiamarle, non sò, comunque era pieno di aziende agricole o pseudo agricole gli spazi erano grandi e il quadro era ben diverso da B.A. Arrivammo a Temaiken, e non si capiva bene cosa era, da fuori sembrava un posteggio classico di uno stadio di calcio e anche la struttura era simile, diciamo che non eravamo sicuri che fosse quello, inoltre fuori non c’era un cartello vero e proprio che dicesse Bio Parco, zoo o qualcosa del genere,  ma uno spezzato, ossia Tem (vida) Aikèn(terra) vabbè diciamo che ero ancora en coma e non m i resi conto de la storia “malata” del cartello. Entrammo circospetti e timorosi, non so di cosa o chi, anyway in tempo zero eravamo in mezzo alla situazione animale, ci fece subito rivivere l’acquario che ammetto era imponente con squali e pesci con bife dolci, incazzate, scocciate, sarcastiche, flacos, grandi, grassi , piatti , lisci ,rugosi sposati, celibi, tossici, alcolizzati ec..ecc.. Insomma pesci che vivevano il loro paesino con tutti gli annessi e connessi tra pettegolezzi, scazzi , gelosie, amori, tradimenti e via dicendo. Almeno io ebbi quell’impressione alla fine un acquario e come vivere in un pueblito no. En fin non era nelle mie corde stare lì a guardare esseri indifesi o quasi intrappolati da altri esseri evidentemente peggiori. Vane non era dello stesso avviso, o almeno lei si deleitava a vedere i pesci con quelle bife tutte diverse ma tutte con uno sguardo evocativo. Usciti dal labirinto acquatico fatto di curve e rettilinei di vetro uscimmo e ci ritrovammo in una grande area verde o semi verde, non ricordo, comunque c’erano vari spazi  pseudo ampli, ossia erano enormemente piccoli per animali selvaggi e la cosa mi faceva solo salir la reputa madre, volevo andarmene, però la Vane diceva che ormai eravamo lì e dovevamo almeno arrivare fino all’uscita vedendo tutto. Purtoppo non sapeva che il peggio doveva ancora arrivare, infatti dopo 2 curve verdi ci si presentò davanti uno slargo molto grande con due gabbione imponenti alte almeno 20 o 30 mt, bueno alte per noi perchè per i due condor che ci abitavano erano delle scatolette di fiammiferi!!!. Minchia lì esplosi e iniziai a gridare la mia rabbia, la Vane anche rimase esterrefatta davanti a quello spettacolo orribile offerto dalla nostra specie del cazzo, come si poteva mettere due volatili così garandi, cioè tipi con almeno 2 mt di apertura alare dentro dei gabbiotti come quelli!!!! La reputa madre que los pariò, persi le staffe, ci venne da piangere, anche perchè i poveri condor soffrivano ed era evidente, manifesta, lampante la loro tristezza e rassegnazzione. Presi per mano Vane e despotricando ce ne andammo insultando il Puto temaiken del cazzo, io in Italiano lei in spanish. A la mierda tem aiken, uscendo dicevamo alla gente que los animales ahí estaban sufriendo maltratos e che non dovevano entrare, non dovevano pagare per far continuare quella gente nellla loro tortura ai  quei poveri animali.

Prendemmo un taxi incazzato e dopo 50km eravamo nuovamente in B.A. town, per levarci l’amaro in bocca che ci aveva lasciato il puto TemAiken ci fermammo per un paio di calic di malbec a San Telmo. I marciapiedi di San Telmo erano casse, le vertine dei ristoranti schermi televisivi, le piazzette sale da ballo tutto era davvero uno sballo, tango ovunque dovunque, le pareti dei bar sudavano musica wow che bello era tutto!. Una coppia volava sui tacchi e sulle note di una milonga street, erano elegantissimi, fghissimi, longilinei e sinuosi in quell’abbraccio sensuale e complice che solo il tango trasmette, un super sexy tango che avvolgeva come in un nastro rosso su sfondo grigio la piazzetta che brulicava di gente. Davvero un quadro perfetto, anche se io ero dell’avviso che mancava la carne e il malbec e quindi tiravo la Vane per il braccio dirigendola verso la bocca del ristornate, ci sedemmo in un angolo incantato di quel piccolo locale di San Telmo. Eravamo su un’altro pianeta, non eravamo più noi da giorni e il film in cui eravamo entrati ci piaceva parecchio, purtoppo mi capitava spesso di vivere esperienze miste che mi facevano perdere un po il senso della realtà, il sapore onirico della vita era ed è una ignezione diaria de serotonina per me, a volte pericolosa perchè spesso mi faceva e mi fa perdere il senso della realtà del momento, anche la Vane ormai era parte del cast e ci sguazzava nel suo personaggio. Dngerous things for dangerous people. Il pinche malbec era come uno sciroppo durativo per qualsiasi patologia, la promo era beviti un malbec e non sentirai più nada, dicevo a voce alta, los argentos che stavano servendoci ridevano come pazzi e dicevano solo” Italianos reloco los amamos somos hermanos”ridevo e ridevo di gusto hahahahahahahahha, w la vigna o la vita non ricordo bene che dicevo, anyway lo sciroppo era corposo fruttato, molto loquace e spregiudicato ma cattivello con i suoi 14° che gli fornivano le uve d’altura. Altos de Las Hormigas Estate, un vinasso tremendo. Non ricordo più quante ore rimanemmo in quello scrigno in quel corner privilegiato di San Telmo, con los pibes e alla fine anche il padrone seduti con noi a parlare e bere tra tapas poco idenificate e tutti gli occhi puntati sul balcone peruviano della Vane, che era la unica woman del film, a me comunque non importava un cazzo anzi che altri uomini apprezzassero la mia donna mi lusingava. Quando ce ne andammo ci rendemmo conto dell’assenza di gravità e di come doveva essere complicato per un astronauta muoversi in quella storia malata, che tipi fuori dal comune gli esseri che decidono di cercare altri esseri fuori, oltre, in the space, e noi poveri noi figli delle stelle non riuscivamo neanche più a trovare il dazzler.

Mi ripresi mezzo nudo e in fase di congelamento sul materassone, la Vane era secca como un tronco caido del bosque, così la lasciai adagiata sul suo sottobosco, cazzo russava anche, le succedeva quando beveva un po troppo e cadeva in quel suo letargo misto a svenimento pre coma. La guardavo e provavo tenerezza pura tenerezza per lei, una donna che era stata madre quando era bambina, che non aveva mai preso un aereo, non era mai uscita dal suo paese, non aveva mai potuto sbattersene i coglioni di ciò che sarebbe accaduto il giorno seguente, una mujerr sin adolecencia sin padre desde bambina,  che non doveva più contare le monetine, lavare Kg di roba con acqua fredda a mano, comprare 3 uova e 50gr di carne o un ¼ di pollo alla bottega de la esquina. Adesso era sdraiata mezza nuda stupenda nel nel regalo che la natura le aveva fatto suo malgrado en un super materasso de la puta madre nell’hotel Dazzler a B.A. viviendo la vida , alla fine era quello mi rendeva felice fare felice lei io come sempre non esistevo più, mi annullavo per poter veder qualcuno felice, un altro essere che non lo era mai stato e in questo caso un essere che allora amavo como mierda!!!!! Dopo esseremi guardato a lungo nello specchio decisi che i miei pensieri lassativi non facevano al caso, che eravamo a B.A. e troppi pensieri rifelssivi avrebbero sbiadito il riflesso del mio viso felice nel mirror Dazzler.

Quando Vane si risvegliò dal suo svenimento, lo fece come se fosse appena riaffiorata da una lunga immersione subacquea, pensai cazzo mi muore quà, che faccio uso il tappeto stupendo, la avvolgo e dissimulatamente la porto in corridoio e via, la butto nello sportello per la biancheria sporca, stop stop era pensiero stupendo non, tappeto stupendo. La sua boccata d’aria era stata alquanto ansiosa, per quello mi spaventai un po, poi fu tutto chiaro tutto rigorosamente da copione, il buffettttttttttttttttttttttttttttttt ecco cosa era ecco perchè era cosi nervosa cercando i vestiti con i capelli scarabocchiati in testa, il mascara gelee sotto gli occhi, le tette che prendevano direzzioni diverse per confonderla ed uscire dal maglioncino di Ossira, niente la distraeva, mi ripeteva “Fabry cazzo apurate faltan 10 minutos y estos pendejos sacan todo el buffet!”. Detto fatto corremmo nel corridoio dove appunto si corre, passai davanti allo sportello di alluminio con la scritta “solo biancheria” lo guardai con un sorriso complice, lui solo annui.

El cazzo di buffet era gia stato depredato dai lanzichenecchi a noi rimanevano pochi generi di conforto che ormai non confortavano più nessuno, nonostante tutto riuscimmo a sgranocchiare un po di cosette,anche se per le facce che avevano i ragazzi del Dazzler lanciavano segnali della serie, ma dai raga spendete 2 pesos e chiedete un breackfast internazionale o anche solo caffè e fatture(dolci tipici argentini stile croissant ), però con la tiburona, la Vane, non c’era storia lei voleva usufruire di tutto quello che era compreso nel prezzo e neanche sua madre in persona l’avrebbe fatta desistere.

Quel giorno era iniziato stanco dovevamo dargli ossigeno e vita, così tornammo in camera, io volevo lei ma lei voleva solo il materassone stile salto in alto, così alla fine anche io dormì la miglior cosa che potevo fare era ricaricare le duracell para vivir un poco mas B.A.

Lunch time hello!! Hello!!! a sto giro non potevo proporre la carne, se no Vane sarebbe esplosa quindi, non dissi nada e decidemmo di uscire senza meta senza idee solo a camminare inciampare nei buchi, entrare nelle caverne, saltare i ruscelli, schivare i colpi, sudare, stancarsi eravamo pronti a tutto senza mappe ne tappe l’unica minaccia era resitere alle tentazzioni nel cammino. Mentre camminavamo facevo una sorta di telecronaca della Vane che passava davanti alle vetrine e senza poter controllare il suo istinto sostava davanti a esse commentando con se stessa le sue considerazioni e rifelssioni su prezzi, colori necessità ecc.. tutto ridendo visto io ogni volta con una voce pseudo microfonata facevo il Pizzul della situazione, dopo varie situacion arrivammo ad un bar stupendamente antico e d’esperienza, soffitti incredibili, arredi spaziali e l’aria, l’aria intrisa di storia, storie e vita, sembrava un bar Torinese stile Baratti & Milano, Zucca, o Cheval du Bronze, sembrava la mia Torino, xchè non c’è un cazzo da fare B.A. è molto, troppo Italian style. Il caffè comunque ra una merda o giù di lì, le brioshine si salvavano però alla fine tutto era buono là dentro, l’ambiente classicamente argentino/Italiano aveva un soundtrack classicamente chiacchericcioso, suo i di risate, pacche sulle spalle, abbracci tutto rigorosamente trasmesso ad alto volume, decibel da bar Italiani per dirla tutta. La Vane era disperata per il cuoio diceva solo “Fabry Puta madre no podemos irnos de Argentina sin un cazzo di giubotto en cuero Argentino , seria como irse de Italia sin una pinche prenda Armani o Dolce”. La sua esposizione fu recontraconvincente così iniziammo a chiedere ai ragazzi de las taperias che nel frattempo visitavamo, la storia era che alla fine si accendevano veri e propri dibattiti tra la gente che popolava i point in cui sostavamo, baristi e camerieri contro avventori saccenti ma super informati, focus group che costavano fernet con coca cola o calici di malbec, lo mejor d elo mejor es que teniamos al final 3 opzioni in finale. Le 3 opzioni le portammo sul ennesimo apemayataxi decidendo che l’eletto sarebbe stato il taximan che ci avrebbe portato e riportato e che quindi avremmo avuto opportunità de putear se il negozio no era como diceva. Detto fatto eravamo in cammino verso una piccola fabbrica di cuoio un po’ fuori B.A. verso el aereopuerto de Ezeiza. Entrando e respirando l’aria del place si sentiva un mix di odore a cuoio, colla e nuovo, una scentagliata sensoriale difficile da dimenticare, sopratutto perchè sono odori molto conosciuti diciamo che quello della colla gialla tipo Artiglio, quella da calzolai un po meno, io la conoscevo. Dal pavimento con scarpe e stivali, a media altezza con borse, zaini e portafogli fino al tetto con giubbotti e giacche appese dovunque, il castello di cuoi era in scena e la Vane era come impazzita di gioia mista a fretta, il suo microchip stava ricevendo troppe informazzioni, colori, odori, numeri di taglie prezzi, texturas de cueros diferentes, wowowowowowowowowwowoow!!! Era inebriata sballata, andata!!. Le sue dita sorvolavano le superfici de los cueros come un idrovolante sfiora , accarezza l’acqua vellutata, ogni piccolo ammaraggio su un giubbino o borsa provocava piccole scariche elettriche che lo modificavano la sua voce, il suo viso e lo sguardo, era uno spettacolo vedere come era felice al solo pensiero di poter comprare uno di quei capi il suo piacere quasi sessuale era contagioso, e la storia poteva diventare un problema serio, almeno uno dei 2 doveva essere sobrio, per poter guidare la barca senza farla incagliare sugli scogli economici, della serie quà bisogna controllarsi almeno un po.

E così decisi di vestirmi da guastafeste, cercando di arginare i suoi orgasmi da shopping con frasi negative ed espressioni critiche buttate lì a casaccio. Alla fine ammetto che i prezzi erano davvero ottimi e c’erano capi del reputamadre, però cdecidemmo dopo varie tavole rotonde virtuali,  di che cosa realmente aveva bisogno, io credo che comprai solo una cintura e un paio di scarpe. Il risultato del mio lavoro certosino stile critico televisivo aveva dato i i suoi frutti, 1 giubotto, 2 borse, un paio di stivali e para de contar. Il problema sic creò quando il cazzo di tipo che ci serviva le disse “pero signora, pensè que se hiba a llevar tambien el saquito de cuero de civo, es una pieza unica en este cuero, es muy fino y a un super preci!”. Minchia pensai, la reputa madre que lo pariò a este pibe, ma che cazzo parli proprio ora!!. Eravamo alla cassa ero uscito dalla tempesta con pochi danni collaterali a parte la stanchezza psicologica di lottare con la tiburona, e sto cazzo di minchione doveva tirar fuori la sua professionalità quale ottimo venditore che era, proprio alla linea del traguardo. Gli occhi della Vane se pusero blancos proprio come lo squalo bianco quando morde, mi guardò senza emettere un suono, quello era un segnale inequivocabile che stava processando la frase dell’Argento ed era pronta ad agire, infatti dalla sua boccuccia usci una vocina dolce, soave, setosa avvolgente e muy muy sexi, credo che le tette mi puntarono anche loro con i capezzoli dritti, disse solo ed in Italiano”Fabry il ragazzino ha ragione, è un capo bellissimo e d’alta qualità che non troverei da nessuna parte e aquesto prezzo è regalato” la guardai e dissi Tu sei fuori, non ne hai mai abbastanza, la risposta della tiburona fu smart, lapidaria, sagace e me puso en OFF”Fabry amorrrrrr la posso vendere ad un’amica e farci un poquito de plata” ecco la mia waterloo era arrivata, le allungai il bancomat , visto che ormai il cash era finito, uscii sconsolato e vinto, mi infilai nel apemayataxi guardai lo specchietto e el taximan rideva sommessamente, lo fissai e mi scappò anche a me una stitica risata. MI disse “Tano tranquillo es la escena que desde anos veo, llevo turistas a estos lugares desde 20 anni y no importa de donde son de que color o status social tienen, si entras aca con tu mujer, con una escort con tu madre tu hermana o abuela lo que sea debe estar listo a pelear a perder a reventar tu tarjeta o salir feliz de la mano con ella. Vane saliò con el pibe atrás lleno de bolsas , apri il bagagliaio e buttò tutto dentro. Mentre tornavamo al Dazzler il taxi man iniziò a fare domande a la tiburono , se le era piaciuto il posto che ci aveva consigliato e bla bla bla.. Io solo dissi “è andato tutto bene solo alla fine la mia Vane è incimpata su un capretto e non ha rispettato gli accordi che avevamo preso” lei inarcò il sopraciglio sinistro como solia y suele hacer quando si stà incazzando e mi disse con tono un mixto a tristezza e delusione, “Fabry siempre piensas mal de mí, no soy tan desconsiderada,”

Cosa voleva dire!!?? Non la interruppi lei fece una pausa e mi disse in Italiano“ non ho comprato il capo di capretto non era il caso, avevi ragione” wow che storia stupendamente malata! Cazzo si è ravveduta, si è resa conto che bisogna misurare, pensare a quando saremo di nuovo a Lima alle spese che dovremmo affrontare ecc,, ec,,, e bla bla bla ero davvero feliz che bella sta cosa pensai, sorpreso e felice e anche un tantino confuso e spiazzato dalla storia, tornammo all’hotel, non avevamo ancora mangiato. Mentre come spesso accade dopo un po di spese ci si mette a rivedere tutte le cose e si commenta pro e contro, prezzi , pacchi, affari e via discorrendo io ficcai la mano nel mini bar, era the first time!!. Che strano mi chiesi!!??. Toccavo a tentoni dentro lo stomaco freddo del mini refri, fissando la tiburona, che hablaba e parlava sulla spesa il cuoio e bla bla bla, le bottigliette fredde  avevano forme che non definivo e mi saliva l’ansia di riconoscerle per non sbagliare ed estrarre una fake, se dovevo sentirmi la cazziata dalla Vane doveva essere per una bottiglietta super nice o no?.

Anyway dopo la seconda sinuosa bottiglietta i suoi discorsi erano diventati solo un brusio che interrompeva i miei processi mentali che erano già incanalati verso il food, così troncai la sua lingua con un bacio e le dissi “vamos a comer”. Il problem si presentò alla domanda dove?, solo alzai le spalle e lei colse al volo il mio segnale dubbioso e disse, “vamos a comer aca en dazzler, nunca probamos su restaurante”. Così fu. Scendemmo nella hall, ormai tutti i ragazzi ci conoscevano bene, non passavamo inosservati, i nostri rush notturni avevano contribuito a renderci riconoscibili, l’assenza di filtri e di anestesia di entrambe era ormai diciamo famosa. Poi vabbè tutti nella zona ristorazione sapevano che classe di rompi cazzo era la tiburona, mancava solo il cartello alla porta scorrevole con la sua bifa sbarrata. In effetti ancora adesso la Vane è insopportabile quando entra in un ristorante , un bar o un caffè si trasforma, diventa pistina , fiscale pretenziosa diciamo un dedo que no para de joder. Detto ciò ci sedemmo pensando io alla carne lei al pesce, invece ops! Era un buffet anche quello e quindi save! ero save, niente relazioni con il personale di sala, ero tranqui, lei si alzava pigliava quello che voleva e non rompeva il cazzo a nessuno. Io mi fiondai alla carne che però dovevo chiedere per poter averla appena cotta, quiindi una volta fatto l’ordine li lanciai sugli antipasti, la persi di vista per un attimo, l’attimo fuggente! visto che era già di fianco alla ragazza del floor chiedendo qualcosa. Quando arrivò le chiesi que pasaba mi disse “ nada solo queiro pescado y aca el pez esta en filete pero con matequilla, yo lo quiero solo a la plancha” concha su madre!! pensai  non ce la può fare hahahahah è lei e così è il suo DNA, anyway solo scoppiai a ridere guardando l’argenta in lontanaza, lei mi sorrise io giuntai le palme delle mani stile hindù chiedendo venia, la tiburona mi fulminò con lo sguardo, quasi quasi gli si giravano gli occhi stile white shark, disse perentoriamente”pagamos no entonces donde esta el problema, si el pescado lo tienen solo lo quiero cocinado de otra forma” yessss miss squalo dissi tranqui no problem, finiamo di mangiare infretta e andiamo a respirare l’ultima aria bonaerense che domani smammiamo!”. L’aria era very warm sembrava che un grande phon fosse acceso nel cielo boanaerense, la cenere e gli incendi erano un ricordo lontano però credo che il calore era aumentato di brutto dovuto agli incendi, le strade come sempre pullulavano di gente, arrivammo al la casa Rosada che in realtà ci deluse parecchio, poi l’obelisco che era figo , più che altro la Avenida 9 de Julio ci sorprese per la sua immensità ,però il fiore d’acciao nel parco non sò più di che zona era fantastico mi aveva amaliato, Dei musei non ce ne fotteva niente, mostre neanche però mi sarebbe piaciuto andare al teatro nazionale Cervantes, volevo vederlo, purtroppo era chiuso così mi accontentai della facciata, con la Vane era difficile perchè a lei delle cose “vecchie” come le denominava, no glie ne fotteva nada de nada anzi le soste erano pochi forse un maximo di 17 seconds giusto una occhiatina e via. Lei amava il kaos, i centri commerciali, le vie pedonali gremite di people, i ristoranti pieni, le code la massa, le compere, le scale mobili e le luci delle vetrine. Girammo in lungo e in largo alternando caffè, alfajores, dulce de leches a soste in negozi di diversa natura, io comprai un maglietta del Boca Junior al mio futuro suocero, anche se tifo River, pensai che lui da buon peruano era più tifoso del Boca, la tiburona comprò anche lei ammennicoli vari da regalare ad amiche, cugine e quant’altro. Arrivò l’ora in cui dai caffè e bar si passava agli aperitivi, tapas e cose di stò genere, la prima sosta fu in una pseudo pizzeria che aveva esposte delle teglie di pizza alta come un marciapiede però volevamo sale lo sugar time era finito. Entrammo e un Boliviano ci ricevette, pensò che la Vane era Boliviana, lei sorrise disse che erano vicini e gli chiese se era lui a fare la pizza, minchia non riuscì a contenere la risata  e solo le chiesi quanto costava un trancio di pizza da portare via, non era il caso di fermarsi lì. Sbranammo la pizza marciapiede in tempo zero erano le 7pm così chiesi a un paio di tipi fuori da una bar se lì vicino c’era un ristorante che faceva carne, pasta ecc… ec…. Non potevo partire senza aver addentato un ultima volta un pezzo de asado argentino però non volevo che scoppiasse la diattriba con la Vane, della serie carne solo carne e io allora e bla bla bla con quella domanda lei non fece neanche in tempo a dire A, infatti la risposta fu immediata, a 2 quadras c’era un famoso ristorante storico che faceva di tutto ed era anche molto accogliente. Voilà mano nella mano ci incamminammo verso l’ultima cena.

Arrivammo stremati, dopo aver camminato tutto il giorno quelle 2 quadre cioè isolati, sembravano km. Full legno, il ristorante era proprio come ce lo avevano descritto, storico! Infatti si respirava un’aria austera, stile aula di scuola di paesi di montagna, scricchiolava anche, se non fosse stato per il super griglione che dietro un immenso bancone emetteva segnali di fumo non sembrava un posto in cui mangiare carne alla brace. Diedi un giro alla rotella del volume della mia voce per abbassarla, la Vane invece esordì con una frase in Italiano ad alto volume ” minchia Fabry qua ci scannano sembra un posto caro”. Eccola era lei, mi piaceva anche anzi l’amavo, la baciai per tapparle il becco e la spinsi a sedersi. Io avevo le idee chiare, volevo un tronco di carne ed una provola gigante alla brace, il tutto annaffiato da un malbec ovviamente, Vane iniziò a sfogliare la carta mentre il senor perchè non era un pide era un caballero, ci portava pane con chimichurri, olio e burro. Quando la finì e riniziò a sfogliarla capii che non sarebbe stato facile per lei trovare qualcosa che le andasse bene, sapevo che avrebbe iniziato con i ma, perchè, come, allora, e via dicendo. Però no! Mi sorprese di nuovo chiedendo anche lei un pezzo di Tenderloin al sangue con patate al forno e verdure, wow era fatta. Bevemmo mangiammo, ridemmo tra di noi, con el caballero, il bartender, pagammo e svanimmo in un batter d’occhio, volevamo goderci l’ultima passeggiata bonaerense. Cazzo ero anzi eravamo felici o almeno sereni ecco thats it, felici è troppo diciamo sereni ed allegri. Passammo il resto della serata a preparare le valigie a cercar di far entrare tutto, la cosa era impossibile l’unica salvezza era uscire presto per andare a Corrientes a comprare un valigione, mi offrì di andare io e lei scoppiò a ridere ma a ridere a crepa pelle, non capivo che minchia rideva, poi mi disse “Fabry yo te amo pero tu eres un huevon cuando compras, te van a comer vivo, no te preocupes vamos juntos” forse in parte aveva ragione o forse era lei che era una esagerata negoziatrice e non se ne rendeva conto, poco male meglio così almeno non mi alzo solo io presto, pensai. Dopo aver fatto l’ultima scopata sul tappeto da salto in alto, andai al bagno a farmi la doccia e li sotto l’acqua capii tutto. Uscii e le dissi “ Vane eres una rata, ahora entiendì, tu quieres venir conmigo temprano no solo por comprar la maleta, tu quiere tragarte el ultimo desayuno Buffet o nooo” sul suo lindo viso si dipinse un sorriso eloquente, solare e beffardo. Era la mia tiburona e mi piaceva così, allora mi piaceva così. Detto fatto, 8,30 am ed eravamo al cospetto del tavolo kilometrico stile medioevo imbandito alla grande, ci mancava il classico piattone d’argento con un chinghialone arrosto stile Asterix ed era ugualito, in effetti non eravamo mai scesi a quell’ora per quello ci sembrava spaziale  alle 9,30 quando eravamo andati noi i barbari erano già passati da 1 ora. Spazzolammo tutto quello che potemmo senza cruzar la linea tra affamati e morti di fame. Il mattino era caldo però l’aria era ancora respirabile a quell’ora, nella calle corrientes i negozi davano l’impressione di essersi anche loro appena svegliati, qualciuno sbadigliava aprendo la serranda altri alloggiavano i padroni in piedi bevendo mate davanti alle loro bocche. Facemmo un primo giro al piccolo trotto sbirciando le vetrine per individuare quelle che avevano valige un po più muscolose, il carico che avrebbero dovuto sopportare non era da poco. Vane la voleva dura, le piacevano le cose dure!!, e la valigia ancor di più per evitare che si rovinasse il carico oltre al fatto che diceva erano più sicure + difficili da aprire dai “bastardos rateros que trabajan en los aereopuertos”. Individuò il negozio in cui voleva rovinare la giornata ai dipendenti, mi prese per mano ed entrammo, colonne e pile di valige erano la struttura portante del negozio, architrave fatte di trolley e borsoni d’ogni tipo e misura erano le divisioni degli ambienti, wow” El Mundo de la maleta pensai “ questo è il point la tiburona aveva centrato l’obbiettivo. Io mi misi in disparte a chiaccherare con la cassiera, che era anche una bella argenta, godendomi lo spettacolo e anticipandole che la cosa non sarebbe stata facile con la tiburona, lei rispoise dicendomi che il suo amico era un venditore tremendo, cioè la storia sarebbe stata seria ed all’ultimo sangue, le proposi una scommessa, la Vane avrebbe avuto il prezzo che voleva, lei non volle scommettere però era sicura che il suo collega l’avrebbe portata sul suo terreno.

La lucha era desigual, prima di tutto la Vane era una donna e già solo quello le dava vari punti in più, poi era bella, conturbante, con un balcone che ipnotizzava qualsiasi uomo, e poi era una tiburona, ossia ti mordeva al primo errore senza possibilità di replica. Il povero pibe dovette smontare un paio di colonne di valige, mezza architrave e una parete di trolley, sudava e sorrideva guardandoci di sbiego, io facevo una sorta di telecronaca alla cassiera argenta la vignetta mi faceva ammazzare dal ridere, eravamo quasi all’epilogo, Vane aveva individuato 5 valige, ne avevamo bisogno di una piccola ed una grande ed erano tutte grandi!!???. Quando senti rieccheggiare il mio nome dalla sala attigua capii che eravamo al dunque, così le dissi alla argenta di accompagnarmi, mi avvicinai e lei mi disse “Amor queriamo 1 piccola y una grande, pero Francisco nos da 2 grandes por el mismo precio verad Francisco!!??” el pibe rispose sommessamente “Bhe senora en verda yo le dije que podia hacerle un pequeño descuento pero no puedo darle una grande al precio de una pequena” io e la tipa assistivamo silenziosamente all’ultimo round, Vane si girò e le disse perentoriamente”Mira me estoy llevando 2 y ademas aca hay un monton de tiendas de maletas osea si no quieres no hay problema, verdad Fabry, vamos donde tu vecino y si no es el al final seguramente encontramos quein me vende lo que quiero” puta madre quello era un colpo da KO, il tipo si mise a ridere, però era una risata nervosa e Vane lo sapeva, così disse “mira Francisco recien abrieron la tienda , es temprano y esta es su primera venta, hacemos eso me llevo 2 maletas grandes y mi novio se compra un morral chiquito y cerramos el tema” le cancellò il sorriso in one aveva capito che o chiudeva o la tiburona mi prendeva la mano e si volatilizzava, rise e disse “ bhe es verdad es la primera venta, vamos a empezar el dia bien como dice usted, esta bien ok” mi girai guardai l’argenta e le dissi “viste mujer te dije la Vane es una maestra “ lei mi sorrise e mi disse “si pero usted debe comprarse un morral” hahahahahahhah si certo però mi comprai uno da 5 euro e bye bye. Usciti ci fermammo con i due catafalchi di vlaige in un bar molto carino, mi mangia un ultima fattura con un caffeè di merda ovviamente, la vane prese un succo, facemmo 2 chiacchere con i ragazzi, e andammo al Dazzler trascinando le valige vuote per tutta la calle Corrientes, avevo paura che alla vane venisse in mente di riepirle con qualcosa c’erano ancora troppi negozi tra noi e l’hotel, una vera e proropria passerella tentatrice, camminavo velocemente per non darle il tempo di guardare le vertrine e scorgere qualcosa che le interessasse. Si fermò di colpo e mi chiese perchè andavo tanto di fretta, risposi che volevo fare le cose con calma non volevo arrivare all’ultimo minuto all’areoporto perchè dovevamo farci rimborsare l’iva ed era un tramite, mi rispose che avevo ragione e la cosa terminò lì, avevo passato indenne un grandissimo ostacolo, camminado mi chiese come funzionava il rimboso dell’Iva, Diciamo che anche x me era a new thing però dopo il primo giorno d’acquisti compulsivi ed elettrici avevo capito il meccanismo e puntavo a spingere la Vane quasi sempre ad entrare in negozi che avevano los stickers di free tax esposto, in 17 secondi le spiegai la storia.

Il tempo di far salire sulle valige apiedi nudi la Vane, la classica razzia di asciugamano e quant’altro del brand Dazzler e ciao les les jeux sont faits  eravamo nella hall, salutando tutti indiscriminatamente, pibes, argentas clienti e tutti quelli che passavano casualmente a 1 mt da noi.

Fermi ll’uscita aspettammo lo sciame di apemayataxi che di fisso sarebbe piombato su di noi in un battito, d’ali, pensai alla cenere e agli incendi, a dir il vero anche il nostro soggiorno bonaerense era stato incendiario, e non sapevo che sarebbe diventato quasi lavico. Mentre il taxi man parlava, parlava e parlava non so di cosa, io e la Vane guardavamo il paesaggio incorniciato dal giallo  dalle porte, io pensavo che amavo B.A. e la amavo per un semplice motivo, mi ricordava casa, l’Italia, la mia insuperabile nazione, eh si perchè noi non siamo un paese siamo una nazione. Tutto dall’architettura, toponomastica, odori, sapori e poi la gente, gli argentini sono nostri parenti stretti, gesticolatori, urlatori e baccagliatori impenitenti come noi Tanos, così ci chiamano i Tani.

17 seconds after entendì cosa passava per la testa della tiburona, chiese al taxi man “caballero pero la fabbrica de cuero es por aca verdad, esta es la ruta para Ezeiza” il tipo colse la palla al balzo, ovviamente, e rispose”si claro estamos muy cerca si desea puedo salir ahora asi pasamos delante todas las fabricas, estan todas juntas en uns misma recta, usted cuale busca??”. Kabooom la tiburona aveva assestato un morso letale se lo era tenuto in serbo per il finale, della serie mordi e fuggi. Scoppiai a ridere perchè avevo capito, solo in quel momento ovviamente, il suo fine ed elaborato piano che era partito con la finta rinuncia al giubbino di capretto, che era continuato con l’accettazione della mia proposta, (per scavallarmi eventuali spese) di andare in hotel presto quella mattina, ed ora finiva con la stoccata finale, la fermata allo stesso negozio donde todo empezò, per comprarsi il puto capretto, tutto millimetricamente studiato. Applaudì la presi per i capelli la avvicinai le misi la lingua in bocca e le dissi “por eso me gustas , eres una tiburona una rata de desague tienes un crebro fino pero me gustaria que lo utilice tambien por otra cosas, te amo” lei rideva solo rideva con il sole negli occhi la pelle cannella che brillava e la cascata di capelli nero di seppia sulle spalle scoperte, di colpo spense tutto lo splendore e con un’espressione seria e preoccupata mi disse”amor pero tenemos todavi la plata para mi saquito verdad?”, risposi “claroooo hermana como no voy a tener algo cash para el viaje”.

Appena entrò los pibes la reconocieron y se pusieron a reir gridando senora Vanessa pensavamo che non sarebbe riuscita a tornare!!!. What a fuck???? Que pasa aca??? che stava succedendo???. Quando il ragazzino disse “aca tenemos su saquito de cabrito lo guardamos como nos pidiò” la concha de su madre hahahahahhaha michia che stratega era la tiburona, ero un coglionazzo sprovveduto un piciu al suo fianco, mi mangiava vivo, in quelle cose era ed è troppo smart, allora era così ero ancora troppo european too much piemontese. Pagai ridendo ,tutti ridevano la tiburona aveva negli occhi una luce indimenticabile, se avessi potuto le avrei fatto una foto da mettere sulla sua lapide con la scritta “Ti ricordo sempre così!” o una cosa del genere, è difficile vedere occhi che ridono di gioia. Ezeiza era vicino, avevo la paranoia della compilations di valige che ci trascinavamo erano troppo pesanti , ingombranti più di certi parenti, per fortuna con 10 pesos un pibe ci aiutò con un carrello, mentre andavamo stile carovana verso le scale, vidi il gazebo del tax free, michia mi ero dimenticato che avevamo ancora quell’asso nella manica. Chiesi alla Vane le fatture e lei estrasse il malloppo stroppicciato con macchie rosse di malbec o sugo e mi disse “vamos a cobrar la platita mi amor y con eso nos compramos algo al duty free” e che cazzo!! le dissi, voleva lasciare B. A. senza money zero flus, completamente pulita, quella era la sua idea. Detto fatto, il gazebo tossi un bel po’ di pesos e alla fine decidemmo di spenderli, in effetti il cambio era una merda e non ci conveniva portarli a Lima. All’orizzonte del corridoio si vedevano le porte scorrevoli del duty. Pensavo fosse un mini sguarnito duty invece oh surprise era figo! Percoremmo i primi 10 mt insieme poi io vidi i vini le carni sottovuoto e lei i profumi e fu subito chiaro che avremmo preso strade diverse, così le dissi ciò che i miei fin da piccolo mi dicevano, “se ci perdiamo ci ritroviamo quà, in questo punto ok, capito, guardalo bene è vicino ai giocattoli e i dolci” Yesss sir, sembrava tutto ok così partii per la mia vendemmia. Mancavano 2 ore, le valigie ed il check in fatti, quindi relax avevamo tutto il tiempo del mundo. Aavevo già scelto e pagato i vini, mi rimanevano dei pesos da spendere, Vane ovviamente si era presa la parte più grande del money. Mi buttai nel reparto fumatori, allora già non fumavo però avevo visto le Gauloises Blond che solevo fumare negli ultimi anni così le comprai per portarle al buon Ferruccio, lui fumava e fumava tutto anche crack, pasta basica ecc… quindi le avrebbe apprezzate di fisso.

A dir il vero ero tutto I Love You!! In quel momento avrei perdonato tutto o quasi tutto a la Vane, le lineee dei love decibel erano al top la complicità era inconmensurabile, stratosferica  volgarmente detto ero,  accappottato a 360°, succube volevo essere schiavo dell’amore come lo intendevo io, cioè di difficile definizone un mix tra pornodolcezzabastardaggine, risultato lei lo sapeva però anche lei sentiva la connection quella che non si può spegnere con un interrutore, quella che cammina da sola che ha una vita propria indomabile, tipo un caballo mustang, un toro da rodeo una lamborghini incazzata nera. Ecco lei era una Lamborghini difficile da guidare, nervosa, incontrollabile, sinuosa, esibizionista, pendeja, curvilinea, complicata da parcheggiare e peggio ancora da mantenere forse?! O da domare , mettiamola così, thats it difficile da domare ecco era quello il fattore V ed io ero impossibile da domare, quindi diciamo che eravamo compatibili in quel 2008. L’anno dopo nacque il Killian la creatura + dolce che conosco un regalo del cielo, un bimbo essenziale, osea la esencia que yo y la tiburona somos però che non si vede che neanche noi capiamo.

Era tardi, così iniziai a deambulare tra i corridoi di merchandising del duty cercando di incrociare lo sguardo , la esta , le tette, il culo o quello che sia della Vane, invece niente, nada, nein, zero contatto visivo, così dopo un po’ iniziai a chiamarla, dopo 10 minuti di volume decente, passai ad un volume medio alto ai 20 minuti ero già arrivato al volume indecente, pero della tiburona non c’era scia, non scorgevo nenache la pinna lunga tra gli scaffali, minchia era tardi!!!! La storia mi stava preoccupando due righe.

Mi parcheggiai nel posto in cui avevamo deciso di incontrarci, sti cazzi!! zero Vane all’orizzonte, aprii nervosamente la bottiglia di fernet che avevo comprato, tra un sorso e un’altro gridavo Vane! Vane! Vane!, semepre più imparanoiato e stressato iniziai a chiaccherare con un pibe che era dietro un bancone vicino a me, non sapevo neanche che minchia vendeva, lo usai come valvola di scarico e in 17 minuti gli riversai addosso tutta la paranoia che mi aveva attacato come un’edera. Credo che il tizio mi disse “perchè non prova ad andare alla porta d’imbarco, forse sua moglie è già andata lì!!??”. Verooooo che buona idea , bravo pibe mio, bravo, così raccolsi la mia paranoia, la delusione mi seguì senza chiederglielo e i nervi si accodarono senza fiatare e tutti insieme andammo in direzione del gate. Mi sedetti e insieme alle mie speranze che erano proprio di fianco a me, oservammo la mandria dei viaggiatori delimitata da COLONNINE TRANSENNE DELIMITA “ che tutti conosciamo, nastri neri o rossi pressochè inutili, tipo da fili con la corrente” come quelli che mettono i bergè nel prati della mia Valsusa per non far sconfinare le mucche in prati altrui. MI persi 2 righe fantasticando , analizzando e creandomi profili onirici guardando i bagagli e le bife dei turisti in coda, quando mi ripresi mi resi conto che erano passati 20 mim e della tiburona zero, nada nein nenche la pinna!! Cazzo la situation era critica. Mi alzai abbandonado le speranze lì sole e sconsaolate e mi diressi all’entrata del duty. Dalla soglia della porta gridavo sommessamente il suo nome, Vane ! Vane! E poi Puta Madre! Puta madre! E poi con tono più incazzoso, Vamos a perder el Vuelo! Vamos a perder el vuelo!, l’unico riscontro erano le teste degli avventori che si giravano con espressioni interdette, della Vane zero segnali di vita. Battiato a parte, segnali di vita non ne avevo davvero, scrosi le mie speranze che sedute 30 mt più in là al gate, alzavano le mani segnalandomi di tornare a sedermi senza stressarmi oltremodo e così feci. L’equipaggio di Lan iniziò a chiamarci attraverso gli altoparlanti”los pasajero Vanessa Davila y Fabrizio Corbo por favor acerquense al gate 20 ultima llamada, ultima llamada!” pensai che forse forse con quella storia megafonica lei avrebbe sentito e reagito precipitandosi al gate, nada de nada zero assoluto. Atterrai il mio culo sconsolato sul sedile vicino a loro, allungai la mano frugando in una borsa del puto duty, afferrai la grappa, il presunto regalo per non sò più chi, e la baciai con la lingua a tipo limonata, fu un bacio lungo ed intenso che mi lasciò senza fiato, mi fece girare la testa e mi inebriò, vidi le vigne piemontesi, i miei nervi che sembravano bucatini, si rilassarono tanto che quasi si scossero.

Mentre la  mia massa gris reposaba un rato, realizai che eravamo inchiodati a B.A. era positivo o negativo???per il mio emisfero senza freni, era positiv, però a dir il vero era super negativo, quindi shut your fucking mouth e pensa come spegnere sto cazzo d’incendio.

Cercai un incaricato di LanChile che era la linea con la quale dovevamo volare a lima, il tipo gentilmente mi sugerì di andare a Santiago visto che per Lima dovevamo aspettare un volo fino alla mattina seguente, per andare a Santiago avevo 30 min per cercare la pinche tiburona, così misi la mia anima a sedere al posto delle mie speranze che nel frattempo erano smammate.

Valutai le varianti e mi resi conto che la miglior cosa era far sedere la mia pazienza con la mia anima continuar a baciare la grappa dichiarandogli il mio amore ancestrale aspettando di scorgere la Vane all’orizzonte del delle porte del Duty free.

Fùcosì, dopo 15 min all’incirca vidi la tiburona con i 2 troller al seguito, varie borse nelle mani, le zeppe e tutto quell’ambaradan difficoltavano i suoi passi che nonostante tutto erano, quasi veloci. Intravedevo il suo sorriso felice lo shopping aveva un effetto lidocainico totalmente anestetizzante sulla tiburona, era ed è la unica coas aparte i suoi figli che la rendono realmente happy. Giustamente per tutti sti motivi non mi alzai, lasciai che si avvicinasse, la pazienza mi prese per mano intrecciando le sue affusolate e sexi dita con le mie wusterose e grezze, sussurandomi con voce vellutè d’essere almeno apparentemente comprensivo e maturo, poi mi disse con tono perentorio che non potevo polverizzare la B.A. experience per quel piccolo dettaglio.

Que mierda ava dicendo la pazienza, piccolo dettaglio!!!??!!! Wow.

In tempo zero mi resi conto del perchè non l’avevo mai acsoltata però aveva ragione non potevo negarlo così la spettai senza fiatare, ascoltando la sua voce strillante ripetere il mio nome “Fabry Fabry amor te busque como loca donde estabas? De cuanto tiempo estas aca??” hahahahahahhaha  minchia mi sarebbe piaciuto essere un Dogo argentino(per rimanere in tema) o un mastino Napoletano per saltarle al collo e morderla senza remore fino a dissanguarla, inveci baciai la mia grappa e mi alzai per riceverla a braccia aperte. Schiacciai suoi capezzoli al mio petto , le baciai il lobo sussurandogli di non fare scandalo gridando, lei stridulamente mi disse “Ya mi amor pero no me beses ahí sabes que se me mueve el piso”, proseguì farfugliando qualcosa che lì per lì non compresi. Anyway, le chiesi dov’era stata reclamandole che la avevo cercata in ogni dove del puto duty free, rispose candidamente dicendomi che forse mentre la cercavo era nello spogliatoio provandosi reggiseni, perchè io avevo ragione doveva approfittare che in Argentina  l’intimo era bello e costava poco e per lei con quelle misure prorompenti in effetti era più facile trovare taglie e coppe adatte alle sue super tettone.

E quindi……….. hhahahahaahhahahahhhhhhahahahahahhahaa cazzooooo Vane abbiamo perso l’aereo per Lima le dissi in tono tragicomicograpposo te das cuenta bambolona mia!!??? Lei, con il suo strabismo di Venere bellissimo, ammiccò, mi fissò, mi scrutò e mi disse” por mi culpa????

Noooo concha tu madre noo Vane la culpa fue mia yo estaba aca sentado guardando la gente salire sul cazzo d’aereo però non sono voluto salire, anzi ti dirò di più ho visto anche te salire!! però me sono fottuto altamente e sono rimasto qua a chupar mi puta grappa!!. Bhe volevo dirle tutto ciò ma tenendo in conto quello che la pazienza mi aveva appena sussurato decisi di dirle solo  “Si Vane mi amor perdimos el vuelo, porque no te diste cuenta de la hora, porque no fuiste al punto de encuentro, porque no te importò y ahora estamos clavados en B. A. por tus putos brazieres!” la risposta fu, come dire disarmante, “ Fabry bueno, en Lima tu la cagaste y hasta perdimos 1 dia, por tu estupidez, ahora fue  i culpa y somos pari, es mas me compre brazieres porque tu me dijiste porque tu los amas, asi que vemos que hacer y no peleamos por cagadas, ya fue, ya el puto avion se fue!”. Ok thats it , finiu u film, no hay nada mas que decir, così le spiegai il piano di andare a Santiago e intimandole di non muoversi di un millimetro perchè l’aereo partiva dopo 20 min. Si sedette mi baciò e mi disse ok , però che cazzo hai bevuto grappa?? dove l’hai trovata, dammene un sorso anche a me non essere egoista. Amavo quella cazzona complicemente mia, così le passai la fidata compagnia e lei la baciò di brutto. Partimmo alla volta di Santiago, arrivammo di notte non sò tipo 23 pm credo, l’aereoporto era un deserto e faceva un freddo de la puta madre. Scusa perfetta per seguire con le slinguazzate alla grappa, così mi sedetti con i piedi sulle valige e la Vane si sdraiò appogginado la testa di cazzo che aveva , sulle mie ginocchia, ogni tanto davo un bacio alla grappa, la Vane era a punto di chiudere le serrande. Guardai l’ora ed era effettivamante troppo presto, il volo per Lima era alle 10 am del mattino seguente, così chiesi alla Vane” amor que dices salimos de aca y vamos a dar una vuelta a Santiago?”.

Aprì gli occhi e mi disse “ bueno si why not pero como Fabry” tranquilla amor risposi, metti la testolina su queste borse e Mc Giver va a cercare la soluzione al tema. Così dopo un ultimo bacio alla grappa stile estrema unzione visto che era mai finita, mi avviaio verso le lande oscure e desolate del Santiago airport. IN effetti non c’era un cane da nessuna parte, così uscii e vidi un paio di tizi fumando al freddo e chiaccherando, mi avvicinai parlando in Itagnolo, funzionava sempre, infatti iniziarono a chiedermi se ero Italiano e bla bla bla, certooo volpini sono Italiano e anche di Torino, Marcelo Salas attacante Cileno ha giocato con noi e vero o no!!!!  “Siiii mi hermano claro el es idolo en Cile!!” detto fatto li avevo in tasca dopo vari bla bla bla, mi presentaron ad un taxista  un amico fidato ovviamente, il tipo mi disse che ci avrebbe portato a Santiago nella zono in cui c’era movida fino a tardi e poi ci avrebbe riportato all’airport per il volo a Lima. Ok papà era fatta. Entrai ed anche se per 15 minuti giorovagai in un labirinto totale senza punti di riferimento, con la voce della grappa in testa che m mi dava indicazioni incomprensibili e forse sbagliate, alla fine da lontano vidi la Vane in coma con un braccio penzolante che sfiorava il pavimento.

La baciai leccando senza volere la goccia di saliva fuggita dall’angolo sinistro della sua boccuccia, sussurrandogli che la cosa era risolta e dovevamo andare.

Saltammo sul taxi che non era un apemaya, percorremmo il piccolo tratto di autostrada o statale fino a Santiago town accompagnati da una musica stupenda, mi trasportò letteralmente in un’altra dimensione, pesai che era solo una cosa mia, invece guardai Vane e anche lei era completamente in balia di quella band. La guardai, annuì e chiesi in one chi erano, me lo disse, non lo memorizzai, non lo scrissi, non feci niente e li perdì per sempre, a distanza di anni cerco ancora di ricordare o scoprire chi erano, se non altro perchè era musica latinoamericana, cosa molto strana se non impossibile per me che difficlmente apprezzo, cumbia, salsa, merengue, baciada etc.. Etc… En fin arrivammo a Santiago. Vane aveva fame ed anch’io ero 2 righe anzi 4 righe affamato così la prima tappa per inerzia fu un ristorante, purtoppo erano quasi le 2 di mattina e più che altro c’erano bar, puticlub e chinganas aperte, però il taxi man sapeva dove trovare qualcosa aperto, anche se ci avvisò che il cibo era di qualità notturna, cioè matahambre, bassa da autisti. La fame è fame hermano, vamos y punto, Vane era super d’accordo, ci addentrammo nel barrio e non sembrava tanto sicuro, però lui conosceva tutti come ci ripeteva, il problema era che io non conoscevo lui. Si fermò per farci vedere dove voleva portarci, era un locale pseudo famigliare, con frigoriferi vintage, bancone in formica verde, scolorito, 3 o 4 tipi penzolanti e due puttane da 3 lire con molti km sedute a bere e ridere, entrammo abbracciati con il man davanti a noi. 

Ci sedemmo il taximan chiese 2 cervezas grandes, io le dissi che se le beveva lui noi non beviamo birra papà, volevo solo acqua, dovevo stare lucido. Vane curiosa e felice chiese al tizio una gazzosa classica Cilena. Wthfk!! Hahahahhahaa esisteva sta cosa???, si cazzo esisteva a tal punto che la portarono, ricordo solo il suo colore fluerescente stile scaldamuscoli anni 80’ e la bifa rattrappita dell avane succhiando dalla cannuccia.

All’ora x il man ci riportò all’aereoporto, erano passate un paio d’ore però dopo un tour nel centro, palazzo de la Moneda e altre cose turisticamente cool, però tutte rigorosamente chiuse, non ci rimase altro che tornare all’ovile non volevamo perdere un’altro volo. Un abbraccio, una manciata di pesos un saluto amichevole con il taxi man e la Vane si sedette su un carrello dell’aereoporto, era stremata, quasi con crampi dopo aver tenuto le zeppe tutto il giorno e la notte. Rtirai le valige dai tizi che mi avevano presentato il man, ovviamente anche loro volevano pesos che gli diedi volentieri, mi avevano aiutato alla grande. Arrivò il momento di imbarcarci sul volo per lima. La tiburona era contenta di ritornare a casa, allora soffriva ancora di una Mamitis acuta, e poi voleva fare la distribbuzzione dei pani e dei pesci a tutta la sua family che ai tempi non aveva mai ricevuto un regalo arrivato ada un altro paese, almeno credo.

Fu la ultima volta che andai a B.A. sicuramente la prossima sarà con la mia nuova compagna perchè per superare la felicità, complicità, allegria, sensualità, amore e benessere che provai con la Vane, ci vorrà qualcosa di nucleare, di veramente dirompente, anche in queste ore in cui ho scritto queste linee sono tornato ad amare la Tiburona, chiamarle per chiederle date e informazioni che avevo dimenticato, mi ha fatto ricordare perchè è lei la madre dei miei figli e perchè la quiero mucho todavia.

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