Sò che era ottobre perché in Perù qualsiasi festa commercialmente inizia 1 mese o forse prima, e ricordo che da mesi già rompevano il cazzo con Holloween, festa gringa, che però coincide con la festa della canzone Criolla, cioè la cancion Criolla, ossia la musica Criolla ,la del Zambo Cavero, Eva Allion e tanti altri mas.
Forse , e dico forse era il 007 o 008, ma di segreto non c’era niente, io e la Vane stavamo insieme ormai quasi seriamente, credo, comunque il Ferru il mio amico che era a Lima da tempo, gustandosi le prosti, la coca il gioco e la vida loca, mi chiamò per prendere un caffè a la Baguette un, bar panetteria che era vicino a casa sua in San Isidro. La storia era semplice e lineare, voleva staccare la spina da Lima la Gris, che le strava facendo troppi danni, a suo modo di vedere, in effetti il danno era lui e lo sapeva ma faceva lo gnorri, era più proficuo e vantaggioso auto ingannarsi, anyway voleva andarsene per almeno 1 settimana approfittando della settimana di ponti e tunnel che le feste offrivano.
https://www.youtube.com/watch?v=Ue4mNQbj9V4
Mi sedetti con il mio caffè cortado davanti e lui con un whiskey, e senza proferire parola alcuna al primo sguardo scoppiammo a ridere, era chiaro che il motore della Ducati stava per accendersi, infatti dopo 2 secondi la risata sincronizzata e complice fece scaturire la scintilla. Iniziò con il suo discorso che io con un gigno beffardo ascoltavo annuendo di cotinuo, a tipo soprammobile di gatto cinese che muove il braccio, solo che io muovevo la testa. Sta cosa lo faceva sbroccare malissimo , xchè anche senza proferir parola sentiva che non lo prendevo sul serio, in realtà volevo solo risparmiargli tutto l’ambaradan, il panegirico e dirgli OK ANDIAMO DOVE VUOI ANCHE IO HO BISOGNO DI UN ESCAPE. Però non volevo privarmi di tutta la storia, del copione, della scena, delle battute che la sua commedia contemplava, delle bife e sguardi a pietà che doveva estrarre dal suo repertorio ed io dal mio per dar respiro allo show, desiderosi di una comprensione palesemente complice e perversa. Entrambe sapevamo già tutto o quasi però la scenografia è basic the most important things always. Anche quando mi spaccavo alla grande, dalla generazione della voglia, alla meta finale, cioè la striscia, alla fine quello che più mi sballava, mi piaceva mi arricchiva era la scenografia. La macchina che piena di problematici con gli Smiths a palla attraversava il confine del casello di Rivoli per entrare nel territorio della spaccio on the road, quello vero, quello jungle style con pericoli annessi e connessi, era ciò che veramente volevo, amavo, assorbivo, la melma, il fango le vite spezzate, perse e messe in strada era quello che mi attirava davvero. I nick name dei pusher, Camel, Shokkry, Muto, Vulcano, Schiuma ecc.. ec.c. i marciapiedi sporchi che nascondevano dosi dappertutto, le voci disperate di anime perse che chiedevano sigarette, spade e ogni “genere di conforto” sconfortante disintegrante, con timbri di voci fatte o impaurite dalla carenza. Quello era davvero l’oppiaceo, lo sballo, il teatro , la messa in secena era ciò che mi smuoveva, accendeva i miei sensori, mi faceva ricamare storie su ogni personaggio, che alla fine martellavo di domande che spesso mi mettevano in difficoltà. Spesso volevo saper come erano arrivati lì, da quale paese, perché?, dove vivevano, se avevano madri o parenti a Torino, troppe domande, e poi xchè? Dicevano, sei uno sbirro ? o un ONG. NOOOO ero solo un drogato occasionale che usava la droga per non aver paura di scendere in oscuri meandri della vita senza sapere, senza capire o toccare. Ferru per un po di tempo aveva attraversato quelle lande sconosciute con me in una Torino fine anni 80, una Torino da pippare non da bere, come un pulcino impaurito, fighetto con soldi e la tavola servita però ancor più di me, piccolo borghese di provincia. Lui soldi ne aveva davvero, ma non conosceva ancora la calle.
Mi disse Fabry hermano, ho visto un’offerta per andare a Cartagena de Indias Colombia, 1 settimana all incluyed, per 2 persone, io pago il pacchetto completo tu devi solo pagare le minchiate che vuoi bere, fare, o scopare. Per Halloween fanno offerte d’appertutto, se non vuoi la Colombia andiamo da un’altra parte però io devo uscire da Lima. Minchia papy pensai e adesso che dico a Vane??, cioè la idea di dirgli di no, non mi aveva nemmeno sfiorato, la questione era parlare con la Vane, con cui mi ero appena riappacificato e che non volevo perdere o almeno evitare di giocarmela per fare il puto con Ferru in Colombia. Comunque decisi che si o si dovevo andare con my best friends a Cartagena Beach nel mar dei caraibi. Mi sedetti con lei alla Baguette una panetteria, bar, pseudo restaurante, tutto in uno cioè nuella però via.. una locations very fancy. Al cospetto di un pisco Sour Catedral le dissi a brucia pelo che me ne andavo in Colombia per 1 settimana con il Ferru che mi aveva invitato e avevo detto di si in tempo zero , e se le andava bene era tutto ok e se no andava bene lo stesso. Non avevo intenzione di sentire storie lunghe e malate su il perché volevo andare e che ci eravamo appena riappacificati e che le colombiane sono putas e bla bla bla quindi tagliai corto e le dissi fai ciò che vuoi, pensa ciò che vuoi io il 27 me ne vado questo è il doppione delle chiavi dell’apparamento usale o buttale.
https://www.youtube.com/watch?v=0UHwkfhwjsk
Salimmo sul volo di Avianca per Bogotà, arrivati al Dorado, che allora era ancora in fase di ristrutturazione ed ampliazione, prendemmo un paio di tanichette di Ron Colombiano. Lo bevevamo tipo sciroppo per la tosse ,con bife appagate e lenite dai ns invisibili ed inesistenti problemi era solo liquido per dissetare la nostra compagna di vita, quell’inettitudine a vivere che ci rendeva, fratelli, complici uniti dalla lotta contro noi stessi e che da anni ci conveniva tenere con noi come buona scusa per non affrontare mai un cazzo manco noi stessi. Però era bello, era figo ed era sopratutto distruttivo linfa vitale la autodistruzione, almeno per me lo era e forse in parte lo è, sorry. Salimmo sul aereoplanino tipo avionetta da narcos, per andare a Cartagena, l’accento colombiano delle tipe sull’aereo le rendeva tutte belle a prescindere. Tettone, culone con labbra carnose,voci mielose, di un color ambra, frasi allo zucchero filato, noi già sulle ali del Ron eravamo in picchiata, con i motori delle Ducati accese e pronte a ripondere ad ogni sollecitazione.
Minchia!! L’apertura della porta dell’aereoplanino sembrava lo Stargate, una barriera di calore una vera e propria parete ci accolse facendoci quasi rimbalzare dentro il veivolo, ma che cazzo di caldo era quello!!! Il Ron in corpo fungeva da cristallizzatore del calore facendoci sudare a tipo sauna di un Puticlub. Scendemmo senza sapere come e dove era l’hotel, anzi il Ferru non si ricordava manco il nome, cazzo amavo il Ferru. Prendemmo un taxi che aveva una faccia quasi affidabile, come sempre scelsi un taxi vecchio con un autista degno proprietario con somiglianza alla macchina annessa.
Ferru aveva comprato un pacchetto in un hotel sul lunghissimo lungo mare, era alla inclusive. La stanza era figa ma la vista con balconcino affacciato sul mare era spettacolare, almeno quel giorno con full sole lo era. Faceva un caldo saunico, l’umidità doveva essere intorno al 90% e quindi visto che io nelle saune avevo solo e sempre restito 10 minuti a dir tanto, mi costava parecchio uscire dalla stanza. L’assenza dell’aria condizionata fuori dalla stanza, creava una sorta di parete invisibile di aria calda che mi respingeva dentro tipo star gate. Così decisi che mi sarei parcheggiato in stanza, posso anche assalire il frigo bar, pensai, mentre rimuginavo sulla domanda se fosse incluso nell’all inclusive il telefono squillò. Cazzo chi poteva essere? La reception?, Vanessa? era il Ferru che disse solo 4 parole frasi, Fabry ti aspetto giù al bar, seguite da una risatina intrigante e diabolica. Le danze stavano iniziando!.Come diceva Seneca” Nessun vento e favorevole se non sai dove andare” bhe noi andavamo al bar dell’hotel e la direzione del ns viaggio era ben tracciata. Dopo una prima sventagliata di cocktail, essere diventati hermanos del bar tender e ingraziatoci la tipa della reception uscimmo con il vento in poppa anzi in poppe. Le colombiane erano davvero sbilanciate in avanti e riequilibrate dietro, era una sfilata, uno spettacolo di fuochi artificiali, non smettevamo un attimo di fare i cazzoni, sembravamo dei rimbambiti che non avevano mai visto una femmina, dalle venditrici ambulanti, commesse di negozi di souvenir, chioschi di succhi di frutta, promoter turistiche, tutti proprio tutti gli esseri femminili che incrociavamo erano un buon motivo per stopparci e scambiare 2 parole, chiedere un consiglio sulla movida notturna o tentare di strappare una cena. La cosa più bella e che non eravamo mai volgari ma solo sorridenti, gioiosi e spensierati e tutto ciò straripava dal nostro essere inondando le persone con cui avevamo contatto e non mi riferisco solo alle donne. La bifa del Ferru in quei giorni è come tatuata nel mio hard disk e si rivelò, poi, essere l’ultimo bellissimo ricordo che ho del mio amico, del mio fratellino, il sole dipinto sul suo volto, la gioia, breve, ma vera di vivere di essere lì con me, noi insieme alla scoperta di Cartagena. E dire che aveva dovuto convincermi e pagando l’hotel e il volo mi aveva praticamente obbligato ad andare.
Passammo la giornata tra le colorate e curatissime vie coloniali della città interna alle mura, dedali di viuzze intrecciate all’uncinetto vasi di fiori che calavano liane di fiori fin sull’asfalto, donne sedute sull’uscio di porte colorate vendendo frutta e ammennicoli vari, tavolini circondati da anziani giocando a carte improvvisati sotto alberi e poi piazzette dovunque e tutte strapiene di gente , verde e colori dovunque. Ad un certo punto in una di queste, Kaboom!! davanti una chiesa scorsi 3 sculture che mi sembravano di Botero, infatti ci avevo preso erano proprio del Fernando Colombiano, che storia, le avevo solo viste in foto o reportage ed erano lì inaspettate davanti a me non feci neanche delle foto, mi bastò stare un po lì accanto a loro. Poi scoprì che furono una donazione.
https://www.youtube.com/watch?v=5ClCaPmAA7s
Proprio in quella piazzetta c’erano tanti ristoranti con tavoli e sedie che in una trama animal print coprivano buona parte la occupavano quasi tutta , i locali erano tutti a 2 piani e nel secondo piano avevano dei balconi di legno lunghi e bellissimi adornati, ovviamente da grandi fioriere sgargianti, affacciati ad uno di essi vidi una creatura di Cartagena stupenda. La pelle cannella lucida brillava ed esaltava una cascata di spaghetti al nero di seppia che cadevano su un top giallo che elevava alla potenza la sua bellezza latina. Ferru mi parlava ma io non ascoltavo ero un po’ in trans lo sguardo de la Colocia aveva incrociato il mio provocando un corto circuito. Volevo fiondarmi sul balcone per conoscerla, chiesi al Ferru di accompagnarmi ma lui mi fece la negativa, era già in pista, era disperato per trovare un po’ di Perico da fumare, la fissa non era come la scimmia è peggio secondo me.
Decisi di andare da solo, ma quando mi girai era sparita, mi sedetti in un tavolo proprio sotto il balcone, acchiappai il mio taccuino e iniziai a riempirlo di pensieri opere e missioni, sperando di poterla rivedere. Quando la cameriera si avvicinò alzai lo sguardo distrattamente ed era lei la tipa del balcone, la Giuletta Colombiana. Azz la lingua divenne di velluto tanto che muoverla divenne un impresa, l’imbarazzo, in realtà privo di senso visto che era frutto di un processo interno, mi permise solo di abbozzare un sorriso di sbiego e menomato ma vero.
Lei mi chiese cosa volevo da bere e io risposi in automatico, un negroni e cenare con te nel tuo giorno off davanti a 2 negroni. Sorrise e mi disse “ wow que rapido eres” (wow che veloce sei) e io in automatico again risposi “ ho solo 4 giorni per conoscerti e non credo sia facile” annui mi regalò un sorriso e sparì con il vassoio in mano che sembrava un frisbee illuminato dai riflessi delle luci della piazza.
In quel breve time out pensai al Ferru, alla sua caccia di cristal da fumare, lo aveva trovato? Lo avevano accoltellato? Sequestrato o che?, mi salì un sentimento misto a timore e risa, non avevamo cellulari solo sapevamo , più o meno do’era l’hotel e il numero di stanze. Mi pasò davanti agli occhi il bicchiere con il mio negroni facendomi rientrare in secena, mi sboccio spontaneamente un super sorriso, volevo sentire la sua lingua nella mia bocca le labbra carnose e i seni caldi con i capezzoli turgidi tra le mie dita, infatti mi disse qualcosa ma io ero seduto nella mia private film room e sulle pareti del mio cervello proiettavano “quelle robe lì” e quindi praticamente persi tutt le sue parole visto che quando reagì vedi solo le sue anche ondeggiare tra i greggi sparsi di tavoli della piazza. Mi misi a tirar giù un po’ di linee sul fedele taccuino, che ammutolito solo riceveva il mio sfogo d’inchiostro registrando tutto per poi potermelo tirare in faccia al momento opportuno. Mentre bevevo godendo a palla del mio negroni gelato mi resi conto che quella non era una una missione facile, portarla cena dico, figuriamoci realizzare tutti i panegirici che mi ero proiettato, la lingua, le labbra i seni, sti cazzi la realtà e che la tipa era una colocia seria una brava ragazza non una puta de una noche. Realizzata la cosa decisi di andarmene senza proferir parola, così lasciai i soldi + mancia e scrissi su un tovagliolino,” domani alle 8 vengo a cenare, spero di vederti”, non potevo fare la parte del classico turista infoiato che vuole a tutti costi chiavare, e poi non era così in realtà non ero in quel Mood. Almeno così i sembrava. Alzai i tacchi e in tempo zero ero al cafè del Mar che era proprio su sulle mura, sapevo che il Ferru voleva andarci, così sperando di trovarlo dopo un paio di informazioni volanti mi ritrovai sotto le mura. Sentii gente ridere e scherzare, le loro voci filtravano attraverso i rami fitti di un grande albero, la risata inconfondibile del Ferru riecheggiava inconfondibile, infatti quando mi avvicinai lo vidi gesticolare, ridere e tentare in un castellano menomato di difendere le sue ragioni. Stava discutendo con gentilezza e giovialità con un pusher di maria su qualità e quantità. Quando mi vide urlò il mio nome e mi venne incontro cercando un alleato sicuro per sostenere la sua posizione, ci misi un po’ per capire la storia, alla fine lui decise di fumare lì e fumare con il tipo, una soluzione perfetta e proficua. Mi sedetti su un muretto gustandomi il Ferru prendendo sottobraccio il colombiano e passandogli il cannone, promettendogli che per tutta la settimana sarebbe stato suo assiduo cliente, chiedendogli prezzi su dosi di coca e quant’altro. Conoscevo a memoria tutto l’ambaradan, così solo gridai che lo aspettavo su al caffè del Mar e iniziai la salitella. La location era paurosa letti a baldacchino enormi con tulle bianco che sventolava solleticato dalla brezza del mare che era proprio di fronte alle mura, tavoli rasoterra con grandi cuscini intorno, e poi il pezzo forte, la cabina del DJ dentro la garritta della guardia proprio sull’angolo delle mura, che sballo!!. Chiesi un negroni di sfuggita alla tipa con il vassoio in mano e mi diressi alle mura proprio vicino al DJ, la brezza era forte ma calda, la musica sparava le mie emozioni e sensazioni nel cosmo, mi sentiii vivo solo vivo that’s it.
https://www.youtube.com/watch?v=rsUIl7qVzYw
Mi affacciai alla garrita del DJ, era brasiliano quando seppe che ero Italiano disse ”Mauro Picotto, Coccoluto grandi DJ” gli chiesi un paio di tracce, alzò il pollice e così andai su un letto a svaccarmi, arrivo la ragazza a cui chiesi scusa per averla quasi ingnorata lei con un sorriso a 117 denti bianchissimi mi disse che no era un problema todo estaba bien. Dopo 10 min arrivò il Ferru con il sorriso a tipo joker disegnato sul viso, la maria era evidentemente buona e lui infatti era nel suo classico mood da Piciu con la risatina perennemente innescata. Però mi faceva scassare e gli volevo un gran bene, quando era così era ancora più bocia del normale. Lo presi a bracetto e lo portai vicino al DJ, ci affacciammo alle mura investiti dalla brezza e lo ringraziai per avermi quasi obbligato a seguirlo, mi disse che lo avevo già fatto e che lui ci teneva a molto a fare quel viaggio con me, ci abbracciammo; sentii che lui era il vero ed unico legame con la mia terra, con la mia storia, con il mio paese ed era l’unico che sapeva com’ero. Finimmo la serata sempre in piedi ballando di fianco al DJ a cui passavamo birre a nastro, non so bene come tornammo all’hotel, però mi svegliai vestito sul letto, quello era il segnale inequivocabile che era stata una serata da urlo. Andai dal Ferru, che era ancora in come profondo, così decisi di scendere e vedere se la colazione era ancora disponibile, nada de nada il buffet era già smammato così chiesi un succo di papaya gelato. Tornai in camera mi feci una doccia pseudo rigenerativa e mi cambiai, era relativamente presto, così uscii e camminando arrivai a un Juan Valdez, una famosa catena di caffetterie colombiane, mentre ero in coda senti un tizio parlare al telefono in Italiano coordinando una grigliata per vedere una partita che era, alla fine capii il derby della madononnina. Mi avvicinai e gli chiesi se poteva dirmi su che canale vedeva il derby e a che ora era. Dopo avermi risposto mi chiese di dov’ero e se ero lì in vacanza o vivevo in Colombia, lui era di Bergamo e viveva a Medellin da 20 anni, si era sposato con una Colombiana, una Paisa, così si chiamano i Colombiani di quella regione. Mi disse solo che vivere in Colombia era stupendo, per il clima, le possibilità di creare un business proprio, le donne, e la qualità della vita, si lavora per vivere non si vive per lavorare, mi disse, prima di salutarmi aggiunse che però bisognava saper come viverci bisogna impare e velocemente se no in Colombia si muore in fretta. Wow era proprio come mi ero immaginato, anche se io non diciamo non ero proprio un neofito del Sud America visto che era parecchi anni che vivevo a Lima, anche se il Perù allora era un posto più tranquillo in comparazione all Colombia. Tornai all’hotel e bussai alla porta del Ferru, era già acceso, si mise 2 cose addosso e andammo insieme a Juan Valdez, voleva un caffè Colombiano un Tinto, come lo chiamano lì. Mentre eravamo seduti su un muretto bevendo, gli raccontai del mio incontro con l’italiano e di cosa mi aveva detto, la nostra chiacchierata però era frazionata continuamente da intervalli silenziosi e scambi di sguardi con occhi sgranati, il passaggio continuo di colombiane a dir poco monumentali era una distrazione incontrollabile, poi il Ferru sparava sempre qualche parolina in Itagnolo che a volte faceva animare quei monumenti con sorrisetti sonori. Noi però non accennammo mai ad alzarci per avvicinarci e abbozzare un pseudo baccagliamento. Sembravamo ragazzini alla loro prima vacanza da soli, una sorta di play boy impauriti a cui aumentava esponenzialmente la sudorazione quando una parolina o uno sguardo veniva ricambiato, a cui le gambe si ingessano di colpo e la lingua si ingarbuglia e alla fine finiscono masturbandosi con il ricordo di quel culo o quelle tette che si affacciavano dal bikini.
Beh la realtà era diversa in quel caso perché noi volevamo solo sesso e baldoria senza cazzi e mazzi zero sbattimenti, si lanciava l’amo e se il galleggiante si muoveva allora potevamo anche sforzarci un po’ di più se no nada, noi eravamo lì per spassarcela e ciò contemplava visite ai puticlub di Cartagena, eventuali beccamenti negli oscuri meandri di locali malfamati, o piombe a base di Ron con gruppi di Colombiane squattrinate in cerca di sponsor, esto era todo. Suona male e in effetti non era un bella cosa veder le cose in quella prospettiva però era così ne più ne meno che donne facili, alcol a fiumi e per il Ferru anche bamba a tutto spiano io non ero in pista da anni e non mi interessava esserci. Camminammo tutto il giorno esplorando senza una meta precisa e senza nessuna informazione turistica di alcun genere, volevamo farci guidare solo dal nostro istinto e curiosità. La città tra le mura antiche era stupenda tutte le case bianche o colorate erano piene di fiori e balconi coloniali stupendi, negozietti e botteghe erano incastonati perfettamente, armoniosamente in quell’anello custodito da secoli.
https://www.youtube.com/watch?v=rsUIl7qVzYw
Ci imbattemmo in una gelateria Italiana anch’essa perfettamente adattata al tessuto colonico, tanto da passare letteralmente inosservata, infatti ce ne accorgemmo per caso, il proprietario non c’era però i ragazzi furono molto educati e gentili, i gelati non erano male ma neanche degni di nota. A dir il vero tutti i Colombiani erano gentili e solari, faceva e fa parte del loro modo di essere, di rapportarsi con il prossimo, diciamo che vivono la vita con il sole in viso, poi ci sono anche i sicari, la droga la povertà ec.. ec.. però anche in quelle situazioni di M, ho poi appurato che sono più fatalisti e ciò li rende più allegri a prescindere.
Mentre tornavamo a casa vidi un casinò con le porte aperte e 2 anfitrione barbie coloche che ci invitarono ad entrare, ovviamente non ce lo facemmo dire due volte e ci catapultammo dentro, un bel cuba libre ci accolse alcolicamente, ci sedemmo in 2 macchine diverse però senza prestar troppa attenzione al gioco, ai giri, suoni, luci cazzi e mazzi che ste slot facevano per rendersi attrattive e farti sentire vincente. Io ero distratti nell’analizzare i tavoli vedi che sostavano un poco più in la’, custoditi da Croupier, con facce annoiate e gambe anchilosate dallo stare in piedi un tot di ore, il Ferru invece chiacchierava, o almeno dava l’impressione di farlo, con una addetta del casinò, stava convincendola a farlo fumare dentro e a dargli il suo numero di cellulare. Mi alzai avvicinandomi ai tavoli, e scorsi in una saletta attigua mezza nascosta, un tavolo da Texas oldem, minchia il poker mi piaceva ed ogni tanto a Lima mi permettevo una serata diversa, al tavolo del texsas, era rilassante e adrenalinico, però per me era più una performance teatrale ed era quello che mi stuzzicava. Chiesi al manichino crupier, quando giocavano e se c’era una cifra minima per entrare, mi disse che alle 21 aprivano il tavolo e non c’erano limiti di entrata ma un tetto per la cifra totale da portare sul tavolo per giocare. Ora non ricordo in pesos quanto era però erano all’incirca 1.000 dollari. Quando andai a chiamare Ferru era tutto contento e ancor prima che gli dicessi qualcosa, mi disse con un tono spumeggiante che dovevamo assolutamente tornare lì dopo cena perché lui avrebbe aspettato che la morena finisse il turno per andare a ballare con lei e una sua amica, ovviamente io accettai visto che volevo anche io farmi una giocatina a texas olden. Mi accomodai al tavolo in cui c’erano qualche turista e 3 colombiani i classici marpioni del posto che cercano pesciolini da pescare facilmente, li avevo quagliati in tempo zero e devo ammettere che la cosa mi stuzzicò ancor di più, mi spinse a sfoderare un gioco creativo e circense. Avevo sempre avuto la predilezione al gioco con carte piccole, adoravo entrare con spaiate e che non arrivassero al 10, poi nel river abbandonavo per non rischiare troppo però a volte a seconda dei giocatori che avevo di fronte, arrivavo anche a bluffare e cercare di portarmi a casa tutto. Quella prima sera fu incredibili, mi uscivano tutte le carte, full, tris doppie coppie, non riuscivano a legger il mio gioco anche perché mi entravano anche carte alte a volte e quindi non sapevano mai cosa avessi in mano. Spaccai il tavolo, praticamente vinsi tutto quello che mi ero portato in dollari per la settimana di halloween a Cartagena, ero davvero al settimo cielo e non per la vincita ma per come avevo vinto avevo disorientanto i tizi al tavolo che non sapevano più come leggere le mie giocate, avevo distrutto i colombiani al tavolo che volevano farci prenderci per dei polli, insomma ero contento . Andai velocemente in hotel a lasciare tutti i soldi cash che avevo vinto, non volevo uscire con ste tipe sconosciute con un malloppo così, potevamo finire in mani di due “Peperas” che sono donne con cui si esce a bere e spassarsela che alla fine ti mettono sonniferi nei cocktail e ti ritrovi il giorno dopo in un fosso , sotto un ponte o al bordo di una strada, nudo e sfasciato dai barbiturici è morta parecchia gente così, tizi che non hanno retto la botta delle pastiglie e sono collassati.
https://www.youtube.com/watch?v=pWxJEIz7sSA
Tornai al casinò il Ferru era distrattamente, seduto ad una slot schiacciando in automatico il bottone, con la testa voltata stile gufo verso la colocia che praticamente invece di fare il suo lavoro in lungo e largo in sala, gravitava solo intorno al gringo dagli occhi verdi, sua prossima preda. Così mi avviai a fare due giri di slot anche io, odiavo quelle trappole suca soldi in cui la abilità o capacità personale era totalmente annullata e il tutto era solo ed esclusivamente affidato alla sorte, cioè alla fortuna di rientrare in quella % calibrata a seconda del andamento del business che i proprietari delle macchine decidevano, quindi ti mungevano e basta fino a prosciugarti. Ogni tanto andavo dal Ferru per potergli parlare, però lui era in pista ormai, con il bicchiere in mano che ormai aveva una impugnatura ergonomica visto che la tipa gli portava la bottiglia di Rum direttamente alla sua postazione, la sigaretta in bocca, che accendeva ripetutamente nonostante ogni 3 secondi il buttafuori andasse da lui a intimargli di spegnerla se no lo buttava fuori, appunto. Capii che la cosa andava per le lunghe, così mi decisi e andai a chiedergli in Italiano a che ora la tipa staccava e avremmo dovuto uscire, mi disse alle 5 am, la puta madre que los pariò, non avrei mai aspettato 3 ore per uscire con una tipa che non avevo neanche visto e conosciuto e poi a dir il vero non me ne fotteva più di tanto, così gli dissi che ero stanco e alzai i tacchi. Uscii, l’aria calda, l’umidità a palla, le luci del viale affievolite, l’accento colombiano come soudtrack rendeva il paesaggio marziano, mi sentivo su un altro pianeta, non in un altro paese. Decisi di farmi un giro, la piazzetta dove c’erano le sculture di Botero e la bella cameriera era lontano, almeno credevo lo fosse. Camminai fermandomi a casaccio per qualche drink volante senza accorgemene arrivai sotto le mura della città vecchia, sotto dei portici colonialdecrepiti rimbombava della Salsa dura, mi avvicinai e vidi coppie che ballavano di fronte all’entrata di un baretto di mala muerte pero straboccante di gente allegra che rideva e parlava a voce alta, tutti full optional con bicchieri in una mano e sigaretta dall’altra. Minchia mi prendeva davvero veder bailar la salsa in quel mondo anche se a me non mi piaceva, la salsa, ne il merengue, la trovavo e la trovo una musica ripetitiva nella maggior parte dei pezzi, anche se quella cubana con piano etc. era suonata ad alti livelli. Passai oltre e mi imbattei in una vecchia casa con finestroni altissimi, la musica che si affacciava era ben diversa e anche il brusio delle voci era un sound con parole in inglese qua e là e gridolini dai decibel femminili, così in automatico salì le scale. C’era uno stanzone enorme con un piccolo palco, su cui non si esibiva una band ma gente che ballava, una coppia mixta lei inglese e lui colombiano, si era impossessata degli occhi di tutti con movimenti quasi da professionisti, espressi tra le note di un pezzo da paura dei Black Eyed Peas.
Un bancone gigante stile isola dominava il mare di gente della stanza seguente, i bagnanti erano attraccati al molo gestito dai 3 bartender visibilmente mezzi ubriachi e quindi completamente immersi nel mood; una colocha dai capelli corti di una certa età era la loro domatrice, con gesti e grida che spezzavano il ritmo della music, dettava i tempi e manteneva i tizi in bolla, brilli, ma grazie a lei efficienti comunque.
Mi presi il mio solito e semplice Gin Tonic, che fin dai tempi di Giancarlo ai muri nei 90’ era la mia pozione magica e poi il Rum anche se buono mi aveva sinceramente rotto il cazzo, amo le cose amare, vita amaraaaa. Feci subito 2 chiacchere con il mio vicino un colombiano moreno molto giovane accompagnato da un amico, poco dopo mi resi conto che il ballerino moreno sul palco era anche lui parte del gruppo. In tempo zero creammo il nostro atollo, ci raggiunse il suo amico che con la rete a strascico si portò anche la ragazza Irish e 2 amiche, io ovviamente ero un pesce in più, ma poco mi importava, volevo solo divertirmi, non ero sulla onda della conquista obbligata just xchè sei in vacanza. Tra l’altro non mi attiravano le pelli stile lenzuola immacolate corredate da occhi chiari delle pur belle irish girl, io all’occorrenze volevo solo cioccolato e colombiano. Ora non ricordo di cosa parlammo però rammento che il tipo con cui avevo attaccato bottone mi aveva detto di essere uno studente di ingegneria informatica con il sogno come altri miglia glia di ragazzi di poter andare in USA o EU, Minchia! Pensai, stile ispettore Coliandro, noi scappiamo di là ognuno con la sua valigia piena di motivi e loro vogliono andarci per riempire le loro valige vuote. Dopo una sventagliata di drink i ragazzi proposero di cambiare mare così prendemmo il largo e iniziammo a camminare per le vie di Cartagena vecchia, come spesso accade le persone fuori dal frastuono e dalla scenografia dei club si vede e si sente diversa, o erano i gin tonic che facevano il loro dovere? Anyway i tizi risultarono molto simpatici a differenza delle tipe che parlavano solo tra di loro e con un tono sommesso per non farsi capire, invece io le capì al volo, intuì la loro paura nell’avventurarsi con 4 sconosciuti tra le vie di una città colombiana alle 2 del mattino, destinazione un club sconosciuto in un place non identificato, così rallentai il passo e mi affiancai a loro. Le dissi che ero Italiano ero in vacanza e vivevo in Perù, il loro viso scarabocchiato dall’alcol si illuminò, la parola magica funzionava sempre, Italiano… tanta roba, siamo tanta robe sempre comunque e dovunque. Le raccontai che avevo vissuto a Dublin e bla bla bla si tranquillizzarono parecchio, alla fine le dissi che i 3 ragazzini erano o almeno fino a quel momento mi sembravano innocui, non erano los clasicos Hijos de Puta sudamenricanos che catturano turiste sprovvedute per derubarle o ancor peggio violentarle. Arrivammo al point che era piccolo, fumoso, maleodorante e strapieno, fin dall’esterno captai subito la classe di posto in cui eravamo, il messaggio nelle bottiglie era chiarissimo, siamo in un lugar de pueblo, de barrio, le bottiglie di birra erano da 1 Lt e quindi eravamo in un club frequentato solo da gente locale e di classe sociale bassa, era proprio il classico posto che io adoravo e adoro.
https://www.youtube.com/watch?v=M9d__qSt6is
La marea era alta, la gente bailava salsa e musica latina a tutta, i vamos e le imprecazioni in spagnolo erano il sound che accompagnava i pezzi della Fania, Juan Luis Guerra, Carlos Vives, Hector Lavoe etc.. etc.. zero reggaeton i tre ragazzi allegri dopo un paio di Ron al bancone, presero per mano le ragazze e via si buttarono tra le onde della musica, divennero d’immediato il centro dell’attenzione, ovviamente, capelli biondi e carne bianca lì erano cosa rara da vedersi. I ragazzini se l’erano giocata bene rimorchiando las gringas, per fare i fighi nel loro quartiere e far ingelosire sia gli amici che le coloche vicine di casa. Cazzo non avevano gin tonic lì, la cosa era seria, non mi piaceva mischiare mi sdrumava troppo, dopo una breve conversazione con il pseudo bar tender mi misi l’anima in pace e presi una birra. Mi dimenticai presto del cazzo di gin, i culi i seni, i capelli che mi volteggiavano davanti e gli sguardi da pantera delle coloce erano, come dire, anestetici, mi facevano perdere la stabilità l’equilibrio, avrei voluto aver il campo visivo di una mosca, era troppo per me, volevo conoscerne almeno una. Così mi sforzai di focalizzare il mio sguardo solo un punto del bancone e negl’occhi di qualcuna e non buttare i bulbi oculari in mezzo a scollature o posarli su culi stratosferici. Persi di vista i 3 ragazzi allegri e le irish girl così cambiai sponda e mi diressi verso un vestito giallo che era solo, su cui si adagiavano capelli neri e lunghi, feci il giro per vedere il modello del vestito nel suo insieme e sti cazzi era un modello stupendo e la tipa che lo abitava era una inquilina degna di nota, il fatto che fosse sola e al bancone era un message e non nella bottiglia ma in un bicchiere che dovevo ovviamente offrirgli. Pensai subito fosse una zoccolona in cerca di preda, poi mi dissi minchia Fabry come giudichi senza sapere, come ti permetti sei un machista un perverso, sarà solo una ragazza del quartiere che dimostra un po più di Km di altre punto e basta e èpoi be carefull, se sbagli qualcosa qua ti accoltellano. Così con molta gentilezza e marcando il mio accento Italiano le chiesi se potevo offrirgli da bere, lei rispose, encantada! Bevo un Ron con coca grazie, detto fatto io con la birra gelata in mano e lei con il ron e zero parole. Così le chiesi se era di lì, cioè del quartiere, mi disse di no, che era di Barranquilla, diciamo che parlava in morse, stranamente era poco loquace, il mio sospetto che fosse un prosti prendeva sempre più piede così per corroborare la cosa lanciai l’amo e le dissi senza anestesia che mi ero rotto il cazzo di stare lì e preferivo andarmene in hotel in piscina per poi far colazione ma che far colazione da solo per un Italiano era una cosa triste. Voilà il vestito giallo si illumino e hablò (parlò) per 50 Euri non mi avrebbe fatto far colazione solo come un cane anzi mi sarei mangiato anche lei. Detto fatto, in tempo zero eravamo fuori dal locale, mi disse che aveva il numero di un taxi visto che il mio hotel era lontano, ovviamente rifiutai, era un giochetto pericoloso, così fermai un taxi al volo, negoziai il prezzo della corsa promettendogli qualche peso in più se andava veloce e via, in 20 min eravamo in piscina al 11 piano dell’hotel. Lei era una dea dalla pelle cannella era davvero una bella non come la mia Vane che di viso era ed è bellissima però aveva un corpo che era un monumento. Uscita dalla piscina e poi dalla camera andammo al bufett dell’hotel che era al primo piano, appena entrai vidi la bifa del Ferru che con la tipa del casinò si era sistemato in un angolo della sala. Minchia fu impossibile non metterci a ridere come dei pazzi, mentre mi avvicinavo con il mio monumento giallo con gambe non smettevamo di ridere e poi le classiche cazzate che facevano cornice ad un quadro che non scorderò mai, lui si alzò e mi abbracciò dicendomi ì “ vedi perché ti volevo qua con me , lo vedi!!”. Ci sedemmo con loro , le due coloche si guardarono in cagnesco per i primi 10 minuti poi noi con un po’ di minchiate e frasi spiritose per condire la colazioni, mettemmo subito tutto sul frivolo , della serie spassiamocela e non rompete il cazzo. In tempo zero le avevamo tolte dalla foto di famiglia a colazione, eravamo noi Starsky & Hutch in totale sintonia immersi nel nostro mood. Salutammo le ragazze, che ormai erano diventate dei manichini che adornavano la vetrina della nostra colazione, rimanendo che si saremo sentiti la sera, mi scappò da ridere perché io non avevo ne telefonino per chiamarla e neanche il suo numero, comunque lei solo mi rispose ok, quindi zero problemi, il Ferru sapeva dove rivedere la tizia così in 3 secondi eravamo già nelle ns stanze a farci una doccia e dormire un po. Decidemmo di andare a pranzare in uno di quei ristorantini che avevamo visto sul lungo mare, anzi sulla spiaggia, erano un po’ sgangherati all’apparenza e frequentati da turisti locali e dal popolo, i turisti, cioè noi, mangiavano in hotel e ristoranti di lusso che erano nel centro storico. Ci appropinquammo a un locale giallo di 2 piano, costruito tipo palafitta sulla sabbia con pali di legno lunghi e materiali colorati non identificabili. Arrivati a pochi metri 2 tizi si avvicinarono spintonandosi e insultandosi tendendoci il menù del ristorante e invitandoci a sedere, era una lotta a l’ultimo patacon (banane schiacciate e fritte) immancabile accompagnamento base insieme al riso della dieta Combiana, ci offrivano patacones. Ci sedemmo, Ferru si prese una birra Club Colombia ed io un vino, chiedemmo piatti a base di pesce, gli unici che avevano erano di pesce fritto con i cazzo di patacones e tutti con riso e cocco, odiavo il riso con cocco, ma non avevo scelta. Praticamente non mangiammo niente, mentre ci spaccavamo dalle risate raccontandoci le storie della sera prima, io facevo una operazione chirurgica al pesce e tentavo inutilmente di togliere il sapore di cocco al riso aggiungendogli olio, pepe, ed altre spezie sconosciute. Pagammo alzandoci con fame e iniziammo a camminare sulla spiaggia, cazzo ma perchè c’erano poche persone?? Ok che il caldo era shariano però mi sembrò alquanto strano, that’s impossibile! che tanto troppo lungomare fosse così sprecato, poco valorizzato mi sembrò una sputazzata su un regalo della natura. Qualcosa evidentemente non quadrava.
https://www.youtube.com/watch?v=MaSs2GWaVmc
Anyway le cose erano com’erano ed io non ero il salvatore della patria , anzi !, ero un fans e apportante visto che ero un puto Turist!.
Lo mejor de Colombia!! Lo maximo de Colombia, la crema de cartagena! En fin la reputa madre que te pariò, c’era tutto quello di cui avevevi bisogno, quello che volevi, anelavi, bramavi, masturbavi e drogavi, c’era todo y mas y mas.
Volevo approfittare di que passi sabbiosi , mezzi dislocati e slalomati tra sottospecie di conchiglie e pietre non ben identificate per parlare un po’ con il mio amicone, però era davvero complicato parlare con il Ferru, lui era in mood star light, fuoco artificiale, della serie bruciamoci fin che duriamo e fin! Just a Cartagena experience and stop, non rompere il cazzo!. E quindi solo lanciai boomerang vocali semplici da prendere e rinviare, sesso , droga, puttane e vita da bere in un sorso, alla fine io anche io ero così e lui lo sapeva , lo sapeva alla grande, però era anche conscio che io sapevo quando mettere un pare, un freno uno stop a noi , ai figli delle stelle NOI!!. Lui si fidava di quel freno che io sapevo mettere e gestire. Però Minchia sto freno ormai aveva le patiglie recontra usurate, consumate alla grande , era uno sforzo immane lavorare per 2 frenarmi e frenarlo a frenarci era un impresa criminale!.
https://www.youtube.com/watch?v=hzIGIBQXVqA
I giorni seguenti praticamente si divisero in 2, io tra il poker al casinò, con un gioco stile cirque du soleil che mi rendeva indecifrabile e mi dava botte d’adrenalina tremende e lui tra la coca e la colocha che ormai aveva individuato come la sua musa di Cartagena, la compagna del moment.
La cosa mi sorprese mucho quando mi chiese di accompagnarlo a casa della tipa nel quartiere teso molto caldo in cui viveva, così gli chiesi se era la anfitriona del casinò, mi disse che era una pseudo giornalista freelance che faceva recensioni turistiche per vari giornali e riviste, e che faceva quel lavoro solo per mantenersi e aiutare la famiglia visto che essere freelance non garantiva niente. Prendemmo un taxi, diciamo ne fermammo uno, ma non ci volle portare disse che era lontano, pensai che sicuramente oltre essere nel culo del mundo forse era anche un barrio movido, infatti il seguente taxista ci chiese un bel po di Pesos e ci disse anche che era pericoloso soprattutto per noi turisti. Fu l’occasione per vedere una parte di cartagena che normalmente nessun turista visita, mercati e case basse di materiali poveri e riciclati, botteghe minuscole in ogni angolo e street food a palla, in definitiva non era altro che un classico quartiere povero sudamericano, e quindi non mi sorprese molto, quello che invece mi sorprese fu che poco prima di arrivare vicino alla strada in cui abitava la tizia, di colpo entro in scena un super enorme centro commerciale brulicante di gente, bus e taxi che entravano e uscivano da quel formicaio piantato lì come una cattedrale nel deserto. Ferru disse al nostro choperon di fermarsi prorpio lì nel mall, perché aveva appuntamento con la colocha lì in una caffetteria. Visto che era presto iniziammo un tour, i negozi erano tutti di brand colombiani che non avevo mai sentito, le marche arrivate dalla Colombia a Lima erano completamente assenti , neanche l’ombra, poi capii che il target del pubblico era di fascia popolare e sebbene il mall fosse molto bello e ben organizzato con un food court pieno di ristoranti di carne, i colombiani amano la carne, e solo uno di pollo, in Perù invece il pollo domina incontrastato è il re indiscusso del mercato. Quando arrivò la nuova amiga del Ferru andammo a mangiare proprio lì e io decisi di provare una grigliata mista con maiale e vacca, rimasi colpito dalla bontà della carne e pesai che il maiale era davvero ottimo, non come in Italia però decisamente superiore al Perù in cui veniva denigrato visto che la gente non aveva molta fiducia su come venivano nutrite le povere bestie. Dopo un paio d’ore ci portò a casa sua, una casetta di legno coloratissima incastonate in mezzo a un mosaico di casupole altrettanto variegate, sembrava un paesaggio stile lego, la cosa figa era che erano tutte circondate da piccoli giardini con alberi da frutta, non avevano sprecato neanche un cm, il clima caribeno favoriva la crescita di qualsiasi cosa e la frutta era cibo alla fin fine. Non ricordo ne i nomi ne le bife dei suoi famigliari solo rammento che furono super gentili e cordiali, poi di colpo il minchione del Ferru sparì con la tipa e mi lasciò solo lì nel giardinetto con la madre e i fratelli se non ricordo male. Il tempo passava inesorabile ed io non sapevo più di cosa parlare e loro neanche, l’imbarazzo era visibile, così visto che lui non appariva, dissi che dovevo tornare in hotel, salutai e anche se era scuro e senza neanche sapere dove minchia ero, alzai i tacchi e voilà in 5 minuti ero di nuovo al mall che però stava chiudendo, cercai taxi liberi ma erano tutti super full, così uscì e iniziai a camminare. Mi imbattei in un mini bar, colorato, accogliente e con una griglia sul davanzale che con segnali di fumo attirava avventori da ogni dove per comprare i loro spiedini che apparentemente erano il gancio del posto, quando entrai capii che il vero gancio erano le due ragazze a dir poco prominenti con addosso vestitini che si erano messe con la macchina per sottovuoto, erano troppo appiccicati, quasi tatuati ed era impossibile non fissarle in continuazione, che poi era quello che volevano. Credo che mi comprai una decina di spiedini accompagnati da un tot di Rum. Feci amicizia con 2 tizi che a sentire loro lavoravano con Italiani e a dire il vero un po’ di Italiano lo capivano davvero. Tra una ronda di birre e rum si fece quasi mezzanotte, ed io non sapevo proprio come fare per tornare in hotel, poi mi venne in mente che sicuramente chiamando la reception mi avrebbero potuto mandare un taxi. Chiamai dal telefono della bottega di fianco, quando le dissi dov’ero la tipa mi disse di attendere perché doveva chiedere se arrivavano fino lì, minchia come se?? Ero un loro cliente non potevano abbandonarmi! La tipa mi disse che mi sarebbe costato un addizionale e che lo avrebbe addebitato al mio conto perché era tardi ed ero lontano. Prima di schiodarmi dal mini bar, dissi a una delle 2 ragazze che ero nell’hotel Almirante e se voleva andare a cena poteva venirmi a cercare, non volevo chiedergli il numero di telefono, anche perché non sapevo se era impegnata o no e non avevo intenzione di mettermi nei casini proprio lì e aquell’ora. Lei mi sorrise annuì e mi disse hasta pronto, non la presi sul serio e quando arrivò il taxi la il mini bar intero mi salutò calorosamente in Italiano alzando i bicchieri ì, qualcuno mi accompagnò fuori e disse al taxista di portarmi sano e salvo all’hotel e a me disse, che se il tipo accennava a fermarsi da qualche parte dovevo solo saltar giù e correre perché sicuramente era una rapina, wow manco i taxi degli hotel erano sicuri??.
La notte il Ferru non tornò in hotel, non mi preoccupai molto perché sapevo che era invischiato nel miele della tipa e forse era rimasto a casa sua. Mangiai distrattamente il buffet della colazione e decisi di farmi un tour per supermercati, mi piacciono i supermercati dovunque vada ho sempre il trip di visitarli, analizzare i prodotti , come sono disposti, se ci sono cose Italiane e quali. Ne visitai 2 piccoli vicino all’hotel però erano davvero senza anima, mal distribuiti con prodotti accatastati qua e là e poi tristi, stranamente tristi visto che erano colombiani. Camminando senza meta mi imbattei in un supermercato con nome Italiano, Carulla, era bello e curato esternamente, subito ebbi l’impressione che si trattasse di un posto per un target di pubblico più alto, e non mi sbagliavo. Tutto era molto bello e curato, con le zone di frutta e verdura molto verdi e ben curate, banco del pesce pulito e molti prodotti importati, anche Italiani. Avrei voluto comprare un casino di cose però non avevo voglia di caricarmi e passeggiare con loro il resto della mattinata e poi ero in hotel, cazzo, che me ne facevo di scatolette, dolci, paste ecc.. ecc.. era un po’ frustrante così comprai 2 minchiate e ripresi la mia passeggiata senza meta. Mi ritrovai in un centro commerciale sul lungo lungomare che vanta Cartagena, che era già in via di sviluppo a quei tempi, infatti il Mall non era neanche completamente terminato. Era molto curato, c’erano un casino di gioiellerie che ovviamente esponevano smeraldi d’ogni tipo, Colombia è la capitale degli smeraldi, e poi negozi di intimo femminile, la cosa mi stupì pero mi fece riflettere molto su come le donne colombiane si curano nei minimi dettagli e non badano a spese quando si tratta di bellezza in genere.
https://www.youtube.com/watch?v=VFroDCsVCeY
Cioè non te lo volevo dire!vma anche in casa sono sempre truccate e agghindate, puliscono i pavimenti e il bagno super prodotte come se dovessero andare a una cena o a ballare. Devo dire che poi durante gli anni che ho vissuto in Sud America quella sensazione che le coloche siano le donne più donne e più fighe del continente e sempre stato riconfermato, nel senso che su 10 sicuramente 7 sono sopra la media. Poi devo ammettere che le caribegne cioè Cartagena , Barranquilla e via discorrendo e le Paisa le donne di Antioquia spiccano su tutte. Alla fine mi comprai un paio di mocassini di cuoio di una marca Colombiana, Velez, erano fatti a mano, ottima fattura, dei guanti ai piedi, in sud America è difficile trovare buone scarpe, quel piccolo negozio era di un brand che stava iniziando a farsi conoscere e aveva cose davvero fighe. Anni dopo sarebbe diventato un piccolo gigante. Al ritorno vidi un ristorantino con un dehor molto curato ed ebbi la netta sensazione che i proprietari fossero Italiani, il mio pensiero combaciò con le onde sonore espansive di una frase gridata in Italiano proveniente dall’interno, così senza motivo in stile sonnambulo varcai la soglia senza un xchè. Al bancone un pezzo di colocia tremenda mio sparò con un sorriso a 87 denti bianchissimi e un hola che grondava panela(zucchero grezzo), wow che botta, per suerte ci misi 3 secondi a capire che non dovevo reagire come il solito cretino baccagliatore perché quella di fisso era la donna di qualcuno e quel qualcuno era sicuramente un paesano Italiano. Detto fatto in tempo zero uscì il soggetto dal retro ovviamente con un mood molto positive, poi mi guardò meglio mi punto il dito stile glock e mi disse Italiano?? E siii risposi un po ingessato. Poi vabbè le solite cose, di dove sei, dove vivi, che fai qua , che fai in Perù e bla bla bla, alla fine dopo 3 caffè 2 grappe e un montenegro usci mezzo scassato lasciando sul bancone una lauta mancia per Jesenia e la promessa di ritornarci di sera a cenare con il Ferru. Ah il Ferru cazzo ma dov’era, ritornai frettolosamente all’hotel, o almeno tentai visto che non sapevo neanche dov’ero, alla fine dopo una girandola di mini sondaggi che duravano anche troppo vista la mia loquacità e quella dei colombiani, riuscii a ritrovare l’hotel, ma non il Ferru che era ancora missing.
Decisi di andare in piscina, credo che fosse all’undicesimo piano o su di lì, quando arrivai sentii una compilations di risate uscire dall’acqua e mi resi conto che tra quelle ne conoscevo una, infatti era il Ferru che con in una mano un bicchiere fashion e l’altra immersa alla Majorca sondava gli oscuri meandri della sua colombiana ridendo a crepa pelle, minchia papà che tipo era il mio amico. Appena mi vide, stacco le sue ventose dal corpo della tipa e si avvicinò al bordo della piscina gridando, Fabry Fabry ma dove cazzo eri!!, hahahhahahahahaha io???? La reputa madre Ferru tu dove minchia eri??, lui con la sua classica bifa alcolica mi disse ghignando; ma ero qua, siamo sempre stati qua, dormito e scopato qua, ieri notte siamo venuti direttamente qua, gli ho dato qualche pesos al portiere e voilà, quello era il Ferru il mio grande amico anzi fratello.
https://www.youtube.com/watch?v=EDKwCvD56kw
Smollata e impacchettata la tipa in un taxi, uscimmo a mangiare e cazzeggiare, sarei voluto andare al ristorante dell’Italiano, anzi lo menzionai al Ferru, però dopo 33 giri nei dintorni mi arresi ai reclami di Ferru che voleva mangiare e io non mi ci raccapezzavo più, così sltammo in un taxi e andammo dentro le mura, dove le location erano stupende e la qualità di tutto era superiore.
https://www.youtube.com/watch?v=CDl9ZMfj6aE
Approdammo nelle stradine super colours contornate da case bianche e negozietti ben curati a livello marciapiede, ovviamente erano a misura di turista, cosa che noi non ci sentivamo a dir il vero non mi sento mai un turista non compro mai un cazzo ne di souvenirs non faccio foto come un pazzo, non leggo mappe di musei, mostre case antiche, storie del genere non fanno parte del mio essere un visitors. Solo arrivo e vado in giro, mi fermo dove sento che devo farlo, mangio dove mi ispira , bevo dove l’atmosfera è positive, però si i supermercati, centri commerciali, caffetterie e bar sono quasi un obbligo, sono mete irrinunciabili, nel mio cervello le proiezioni scaturiscono naturalmente solo in quei luoghi, ahhh noo bhe evidentemente i puti club e oscuri bassifondi fangosi sono immancabili e incubatori d’eccellenza. Zero google, zero mappe, zero flyers, zero tutto solo istinto puro istinto vada come vada. Certo con la family è diverso, loro sono il plus , quello che stabilizza la mia tormentata anima, la mia sfrontatezza e inattitudine di fronte alla vita cambia, muta, e io non esito più, non conto, taccio la voce che ho dentro, spengo, o almeno provo a spegnere quel maledetto proiettore che ho istallato lì da qualche parte non ben definita.
https://www.youtube.com/watch?v=YYOKMUTTDdA
Decidemmo che era doveroso anzi un must have fermarci in un ristorante classico Colombiano, a dir il vero non avevamo idea di che gastronomia , di che piatti insigne o bandiera avesse la colombia, a parte il caffè , il ron, il cacao, la figa , la coca, Asprilla, Pablo, le miss, Sofia Vergara, Botero, Marquez e un paio di cose mas non sapevamo nei dettagli che cazzo mangiare che fosse 100% colombiano. Chiesi al Ferru di non invitare la dama bianca quella sera e lui mi promise che l’avrebbe tenuta fuori dal film.
Finimmo per entrare in un ristorante super lindo, fine, elegante, minimalista ma sicuramente colocio. Ci sedemmo vicino a un pseudo balcone a livello strada, le ante erano aperte e la gente ci passava di fronte, potevamo sentire i commenti, i pettegolezzi, le risa e grida del pueblo, una sorta di quartieri spagnoli fashion colombiani. Una statua dalla pelle canella, le gambe squadrate, i seni prorompenti e un culasso da guinnes venne ad accoglierci, sti cazziiiii io e il Ferru ci guardammo e scoppiammo a ridere e in piemontese/italiano il Ferru iniziò a fare apprezzamenti e commenti che accesero le polveri, inevitabilmente iniziammo a ridere ed entrammo nella ns dimensione si coglioni barotti sballati, direi bavosi e morti di figa. La cosa era difficile da controllare davanti a un tremendo esemplare di femmina che emanava feromoni in quel modo sconsiderato, Dio mio se non aveva un porto d’armi dovevano dargliene uno in one!!! Subitooo , l’unica cosa che riuscimmo a dire in un modo aprossimatamente serio fu, portaci quello che vuoi, nell’ordine che vuoi, e irroralo con il vino che piace a te, fai di noi ciò che vuoi, tanto di qua non ci schiodiamo. A dir il vero non ricordo come finì il film, alla fine eravamo noi , celebravamo noi, il resto era la scenografia che sublimava il party dedicato alla nostra comune inattitudine a vivere, il ns essere sempre fuori luogo , instabili, ospiti. Lei era una scintilla una forma sinuosa di sorprammobile nulla più, però importante xchè forniva propellente ai nostri motori del nulla.
Uscimmo non so come e in che stato, chiedendo con marcato accento Italiano ai ragazzi per strada e con smorfie super decifrabili ed eloquenti,dove potevamo conoscere un po di flora e fauna colombiana, wow che classe di frasi e gesti machisti e sessisti erano quelli! Però non posso mentire le cose erano così, putan tour a manetta, il nostro nord era quello, la stella polare, la figa caribegna, chiamiamola come vogliamo però l’obbiettivo era quello, chiavare, scopare, ciulare, tirar,culiar, make love love e solo love e i puticlub erano il point.L’antro, come si dice in castellano, il buco, il troiaio, il nigth insomma la perversione che cercavamo, esternamente appariva come una osteria, un ristorante trattoria, appena entrati, tavolini fatti con botti, bancone di legno e mattoni a vista ci ingannarono e quasi quasi, dopo uno sguardo del Ferru, facevamo marcia indietro, poi una diosa dai lunghi capelli neri una mini con corpetto di pelle e un paio di tette allucinanti mi si avvicinò e mettendomi le mani sul coso mi disse Y ESA MANGUERA EN DONDE SE QUEIRE IR??? ( e questo tubo di gomma, dove vuole andarsene?) . Ossia fermati ma andò vai Fabry questa statua con gambe ti vuole spolpare e tu stai uscendo??? Il Ferru mi guardoò e come era solito fare scoppiò a ridere, poi alzò le braccia al cielo e urlò SIIII FABRY SPACCHIAMO TUTTO STASERA, NON CI SEPARIAMO, FACCIAMO UN ORGIAAAA. Minchia la cosa buttava bene o forse male, bho, so solo che bevemmo l’impossibile , io ero diventato un polipo, la tipa non sapeva più come arginare i miei attacchi, di fronte a me il Ferru leccava le guanche , le spalle il collo, insomma tutta la carne che era scoperta a una colocia che non so da dove fosse uscita, eravamo in una onda stile Nazaret, una ola inarrestabile, io sfoderavo la mia carta di credito ogni 10 secondi per pagare bevande ecc.. ec.. Il teletrasporto a sto giro mi porto nel letto matrimoniale della mia stanza, avvolto da un assiugamano con il cazzo in mano aspettando la tizia che era sotto la doccia, in tempo zero avevo la testa in mezzo alle sue gambe leccando il mio chupa chups sabor azucar moreno, poi vabbè il secondo frame che ricordo e quando presi il fono e chiamai il Ferru che alla fine rispose e ci accordammo per vederci su nella piscina. Kabooom !!! la piscina sembrava un set di film porno le tipe in toples noi con i cazzi duri che ridicolizzavano i nostri costumi, leccandogli le tette, e con le mani stile tentacoli, bicchieri sul bordo piscina e musica caribegna, wow che bella e decandete immagine e che sensazioni tremende, criminali avevo in quel momento. La cosa più figa era la sintonia che avevamo noi, i figli delle stelle, ogni tanto ci guardavamo e ridevamo come pazzi, ci abbracciavamo e poi ognuno ritornava al suo piluuuu. Senza quei momenti di complicità non sarebbe stato lo stesso, tutto avrebbe perso valore, la ns amicizia e complicità era sopra ogni cosa era puro e vero, io sapevo chi era lui e lui chi ero io, ci conoscevamo da più di 20 anni, lui mi aveva aiutato quando ero invischiato con la roba ed ora io aiutavo lui a stare lontano dalla coca o almeno ci provavo con ogni mezzo e scusa, quella sera aveva esaudito il mio desiderio e la dama bianca non partecipava al party.Alle 4 o 5 della mattina lo chiamai in stanza e gli dissi” Ferru mandami la tua ed io ti mando la mia o facciamo una mistura??” lui non capì subito la proposta poi a voce alta chiamò la tipa che dormiva e le propose la storia, però la colocia era a pezzi e non rispose, borbottò qualcosa incomprensibile e niente più. Il caldo mi svegliò, eravamo solo io e il mio malessere, il Rum mi tritura le budella e cancella il mio hard disk, infatti non ricordavo quasi niente, diciamo avevo dei frame che mi giravano in testa, ma non avevo nessuna voglia di acchiapparli e concatenarli per fare un montaggio del film, non avevo la forza. Andai a farmi una doccia per scoprire se l’acqua avrebbe avuto pietà di me. Mi vestì con movimenti in slow motion però dopo uno sforzo immane per farlo, mi rituffai nel letto e mi addormentai, non ce la potevo fare! Era pomeriggio e mancavano solo 2 giorni alla partenza ossia quella che avrei affrontato in frantumi sarebbe stata la ultima noche a Cartagena, mi sentivo come se mi avessero munto, stile vacca da latte, bhe a dire il vero mi avevano munto però era l’alcol che mi aveva sdrumato non la colocia, bhe entrambe a dir il vero. Il Ferru non era pervenuto, il caldo era davvero allucinante e quindi decisi che almeno l’ultimo giorno avrei voluto e dovuto fare il bagno in mare non in piscina, sapevo che lui non lo avrebbe mia fatto, per lui era troppo sbattimento, sabbia dappertutto, sale nei capelli, rompi cazzo a go go che ti vogliono vendere di tutto ecc.. ecc.. così decisi di andare da solo nella spiaggia che era di fronte all’hotel. Non avevo neanche un costume, in piscina ero sempre entrato in boxer visto che ci andavamo sempre di notte o madrugada, così feci 2 passi sul lungomare e mi feci catturare dalla mini vetrina di un mini negozio con dentro una mini ma esplosiva colombiana, piena di vita, vivace, loquace e solare più del normale, cioè più di quelle che avevo conosciuto fino a quel momento. La tipa era davvero intensa, mi tempestò di domande, era come un spruzzata di quella lacca con lo spray marrone che usava mia nonna Ninetta, Splendor o una cosa del genere, quella che aveva un profumo dolciastro molto penetrante. Lei era così intensa, a manetta, rimasi con il costume nella borsa in piedi di fronte alla cassa almeno 1 ora, mi appropinquavo alla porta a colpi di cm e lei mi attaccava con raffiche di frasi e risate, non ebbi il tempo neanche di riflettere sul suo corpo o tette o culo, neanche i soliti pensieri pseudo morbosi potevano aleggiare nella mia camera di proiezione, aveva anestetizzato
https://www.youtube.com/watch?v=YYOKMUTTDdA
tutto a colpi di sgrammaticato castellano. Alla fine riuscì a svicolarmi e andai verso la spiaggia anche se il sole era allo zenit e sapevo che mi avrebbe spaccato come un cocomero, ormai ero deciso, mi sarei buttato in acqua in tempo zero. Dopo aver camminato sul lungo mare per un po, vidi un posto tranquillo con poca gente e mi inoltrai in spiaggia, la sabbia era pronta per essere mischiata con la soda per fare il vetro, cioè non si poteva credere quanto fosse malditamente calda la puta sabbia.
Mi rimisi i sandali all’istante e mi resi conto che non avevo un asciugamani, un telo, niente nada de nada su cui sedermi e lì non c’erano glia affitta storie e venditori di generi di conforto, proprio per quello avevo scelto quel posto. Decisi di usare la mia maglietta, le avvolsi dentro il portafogli e mi buttai in acquaaaaaaaaa. Tiepida o quasi era comunque molto più calda di quello che pensavo, bhe era logico, ero nel mar dei caraibi alla fine vero, O No? Siii lo ero cazzo mi resi conto che lo avevo conosciuto solo l’ultimo giorno e non avevo approfittato del viaggio per andare all’isola del Rosario e tanti altri posti stupendi, mi promisi di tornare a Cartagena di cui mi ero davvero innamorato e di conoscerla per davvero e non solo con toccamenti , baci e strusciate, ma di visitarla, capirla e viverla davvero. Era ora di pranzo, anzi l’ultimo pranzo, arrivai in Hotel, il portiere di fiducia del Ferru mi disse che era uscito, cazzo senza telefono era impossibile beccarci. Così andai a cambiarmi e decisi di andare a mangiare da qualche parte, passai davanti al casinò e vidi la colocia pseudo giornalista che mi salutò effusivamente, mi abbracciò e baciò mi chiese come stavo e mi disse che la sua famiglia era rimasta molto contenta e colpita dalla mia semplicità e gentilezza così le dissi di salutarli da pare mia, mi chiese dove fosse il Ferru, michia!, manco io lo sapevo, anzi avevo anche pensato fosse con lei, comunque di riflesso le dissi che dormiva, il calore lo ammazzava, tanto lei non poteva muoversi dal lavoro e non sarebbe potuta andare all’hotel. Ci salutammo e lei mi disse che ci aspettava di sera nel casinò. Camminai un bel po’, poi vicino alle mura antiche scorsi un ristorante con una bellissima entrata quando vidi il carello e lessi La Bruja De Cachiche mi resi conto che era una succursale del famoso ristorante di Miraflores a Lima, non faceva per me, non solo perché sicuramente era carissimo ma anche perché non volevo di certo mangiare Peruvian style. Alla fine camminai tanto che mangiando una cazzata qua e una là di street food mi passò la voglia di sedermi in un ristorante, così in ultima istanza entrai a Carulla e mi comprai un po di cosette che avevano stuzzicato la mia curiosità, certo cose nettamente colombiane a me sconosciute. Cercai una bella panchina con una location strategica e mi sedetti a vedere sfilare la gente, anzi le femmine colombiane che meritavano essere contemplate con una Postobon in una mano e un dolcetto Colombina nell’altra, da subito mi resi conto che come in Perù le cose dolci erano davvero dolci, e mi riferisco alle libagioni che stavo gustando, dopo 2 sorsi e 3 morsi infatti buttai tutto e passai al piano sale. Avevo preso un salume dal classico colore fluorescente di quelli che si trovano in tutto il Sud America e poi invece due più “gourmet” dall’aspetto cromatico più artigianale, che non erano malvagi ma che disgraziatamente non erano neanche lontanamente comparabili ai nostri e quindi alla fine dopo un paio di mini panini, decisi di regalare tutto a un signore che faceva da parcheggiatore. Quando le porsi la busta di Carulla con gazzose panini ecc.. mi guardò stupito e mi chiese se erano rifiuti, what’s ??” noooo ovviamente no sono per lei, dividiamo il pasto, io sono già pieno ora tocca mangiare a lei per favore, non si offenda”. Mi invitò a sedermi con lui sulla panchina tra le auto del parcheggio e così feci. Mi raccontò un poco della sua vita, di cui a dire il vero non ricordo i dettagli, però rammento che era di Medellin ma da 20 0 30 anni viveva a Cartagena in cui era arrivato per lavoro, poi una serie di storie malate lo avevano sbattuto in strada, habitat a cui ormai si era adattato come un camaleonte, mi disse proprio così, “perché la gente ormai non mi vede più, sono parte dell’arredamento urbano ho il colore del cemento quando sono ubriaco e dormo sul marciapiede, color legno se sono qua sulla panchina e color sabbia quando dormo in spiaggia, e anche io ormai non li vedo più, i Colombiani non li vedo più, solo vedo i turisti come te e voi vedete me, vado in spiaggia solo di notte a lavarmi nelle poche docce e a farmi un bagno nel mio mare, non vivo male qua, fa sempre caldo, mi lavo e mangio, e credimi potersi lavare è forse più importante di mangiare a volte, la dignità di essere umano te la dà la pulizia più del cibo”. Wow mi lasciò allibito, la lucidità e chiarezza del suo pensiero mi fece sbroccare letteralmente, quelle parole non solo mi flesharono in quel momento ma anche sull’aereo al ritorno. Mentre il Ferru russava con la testa nell’oblò o nell’oblio io ripensai a lui, a Fernando il parcheggiatore saggio e la sua analisi senza panegirici e fronzoli, di cosa per lui contasse in quel momento della sua partita con la vita, io invece non avevo ancora ben chiaro neanche in che minuto ero della mia partita, forse era ora che iniziassi a guardare l’orologio per vedere anche io a che minuto fossi. Gli tesi la mano per salutarlo invece lui mi abbraccio forte e mi disse che mi aspettava di nuovo lì a Cartagena e che ero un buon essere umano, mi fece sentire bene quell’abbraccio, sorprendentemente bene, un gesto sincero, vero.
https://www.youtube.com/watch?v=v45F0YesdZM
Mi incamminai verso l’hotel sperando di incrociare il Ferru per stare due righe insieme, alla reception mi dissero che era uscito e poi rientrato con una ragazza e forse era in piscina. Li vidi sulle sdraio, quando mi avvicinai mi resi conto che non era con la pseudo giornalista che lavorava al casinò ma con una bianca come il latte, “Fabryyy ma dov’eri cazzo ti ho cercato per mangiare con noi, lei è Cinthya”.Minchia mi aveva cercato!!. Cynthia , bhe Cinthia c’era di brait a dir il vero stile Sabry Salerno con pelle cannella, me gustaba y mucho emanava feromonas a manetta.
Manco a dirlo e il Ferru mi dice di andare alla barra (bancone) per un tintito(cafè ) colombiano, capisco l’antifona e ci appollaiamo sul bancone, prende il mio lobo e mi sussurra,” lei come vedi non è chi tu sai_ hahahha sti cazzi ovvio cazzone pensai-, è un’altra, pero tranqui è solo un puttanone che pensa di spolparmi l’ho caricata ieri in una casa di fumatori(dove fumano pasta basica, bazuko, la parte più contaminata quella residuale della lavorazione della coca che costa tipo 20Cents di Euro al pacco, materiale per i desesperados, desaparecidos stile Litfiba 80’) me la devo levare dalle palle perché devo andare a prendere la giornalista a casa sua, ricordi?) ok vabbè e allora penso io, in one arriva la risposta, “portatela via tu dai frartello, diciamo che ci vediamo a un ristorante nel centro storico, gli ho detto che ho un appuntamento per un business qua a Cartagena, adesso gli diciamo che può venire con te e ppoi ci becchiamo per pranzare ok??? “ wow rispondo “ Per me va bene però io me la voglio scopare ok se no zero, com’è la cosa con lei?” lui mi risponde con la sua risatina storica e indimenticabile, CLAROOOO Hermano todo esta ok, io le ho pagato la notte intera cioè la giornata, quindi sei apposto”, rispondo, “ come le hai pagato? Quanto? “, il Ferru mi guarda con gli occhi in derapata e mi dice ” ma Piciu le ho pagato da fumare e apposto parei, lei già sa, però a me adesso non mi tira, tu sai com’è quando fumi ,quindi sparale tu se vuoi” minchia io di fisso le avrei sparato a brucia pelo senza remore, quindi listo, ci penso io tranquillo amico mio sti problemi me incanta!!!. Tornati al tavolo prendo la situazione in mano in tempo zero e squalifico il Ferru con un rosso diretto, lui prende la palla al balzo e si dilegua leggiadramente perdendosi tra i tavoli. Cazzo ma come si chiama già sta tipa???
Tutto il tema stile notariale tra me e il Ferru mi aveva cancellato la memoria, anyway, non era certo un problema, infatti in sud America con Cielo, Reyna, Miel, Patrona, Flaca, Gorda, Linda, Nena, Mujer, ecc.. ec… te la cavi anche senza mai pronunciare un nome. E diciamo che questi sono i clean name, poi vabbè, Yegua, Monumento, Diosa fino a Uuuuu, slurppppp, e altre definizioni che sono solo ed esclusivamente fonetichee un numero infinito di bla bla bla… NellL’ultimo stadio andiamo già sul caliente… pornodiva , perra, full trios, lluvia dorada, squirit, putas da hotel a horas ecc…. ecc…e nick name cambiano a seconda del paese, meglio evitare a sto giro, pero con Kisne già siamo nel mood.
Bhe la cena era decisamente vicina così dopo un paio di Cuba libre suoi e Negroni sbagliati miei, il tutto accompagnato dal soundtrack a base di risatine stupide e sorrisi finti forniti gentilmente da la casa, decisi di essere diretto. Andiamo a cenare e poi torniamo per farci un bagno in piscina ok???, va bene per te ??. Lei mi sorprese dicendo un paio di frasi con un senso compiuto , direi quasi profonde visto la tipa che era, “ ok però mi piacerebbe conoscerti meglio, sembri diverso dal tuo amico, tu non fumi, non tiri, non usi?”. Ahhhhhhh già ecco, vero era lì la cosa, finalmente avevo collegato il tutto lui l’aveva agganciata offrendogli da fumare in un fumadero, cazzo mi ero scordato, il campari smemorato aveva soritto effetto. Così le dissi “ no io non fumo da quasi 20 anni sorry non ho pasta, coca, bazuko nada de nada, se per te è un problema meglio ci separiamo qua”, mi sorrise e con una mano che sembrava una farfalla, mi accarezzo e mi disse” noooo meglio anzi così non uso neanche io e poi si vede che sei più duro del tuo amico, più rata” hahahahhahahahahah, Wow quindi ero più duro, più carogna , più figlio di puttana e vabbè, alla fine non mi fregava un cazzo del suo parere, volevo solo chiarirgli le idee.
https://www.youtube.com/watch?v=EtEbyt1_cw8
Alzammo il culo, anzi lei alzò il suo monumentale culasso e andammo a passeggiare alla finta ricerca del locale perfetto, finta perché lei di fisso sapeva già dove andare, anzi per un momento pensai che avesse anche un accordo con % con qualche ristorante, diciamo che sapevo come funzionava il gioco ma non mi importava, anzi a volte avevo pensato di creare un giocattolo uno io,quindi.
Volle mangiare carne, e io lo sapevo, perché i ristoranti di carne sono sempre i più cari, bueno in sud America, mi porto in un locale enorme con delle griglie pazzesche, un profumo allucinante di carne e carbone, era davvero un ristorante da paura infatti la paiura dei prezzi mi prese, così dissi che dovevo andare al bagno e mi presi un menù al volo per dare un’occhiata, per fortuna passai dalla sensazione di averla presa nel culo con la carta vetro a poterle fare sesso orale condito anche da un bel Malbec Argentino, in pesos la sciocchezza non era gran cosa. Diciamo che per i Colombiani lo era a dir il vero, per noi “turisti per caso “ non tanto, a Lima mangiare carne era decisamente più contundente a livello finanziario. Carne, meat, a palla vino , risate gioia, spensieratezza, anche una sorta di complicità condita da un anticchia di dolcezza della Cynthia mi fece scordare che era una zoccolona, devo ammettere che era proprio quello che mi succedeva quando ero con una prosti, cercavo solo il loro vissuto, le femmine vere con annessi e connessi, così quasi sempre entrambe ci dimenticavamo il motivo per cui eravamo insieme, io pagavo e lei riceveva, spariva, odiavo che fingessero, anzi spesso succedeva che non volevano sesso non si faceva, in realtà non mi interessava. Non posso negare che durante la cena i miei occhi erano ingessati nel fermo immagine di quelle due tette enormi, sudaticce, sode e pronte per essere leccate e indurite. Però non smaniavo, non vedevo solo l’hotel, anzi in quelle 2 ore mi dimenticai completamente del Ferru, del suo passaggio del suo regalo o salvataggio, non so come chiamarlo. Infatti finita la cena, per smaltire la bamba di carne, vino e verdure grigliate, lei mi disse che potevamo andare a passeggiare in un parco lì vicino che lei conosceva bene, e che era full street food di dolci e alcolici.
Arrivammo in una piazzetta rotondo molta piccola e sovrafollata di bacinelle colorate con ghiaccio, birre svariate e variegate, Club Colombia , Aguila Heineken ecc.. , bibite d’ogni tipo, colore e forma, griglie fumanti con spiedini, arepas, tostones e mille cose mas, cazzo era un carnevale, un circo, una baraonda un frame di cortometraggio stupendo. Lei era conosciuta, molti la salutavano , la fermavano chiedendogli di tizia o caio. Mi guardo e mi sussurrò “hai capito, vero?, questa è la mia zona, nessuno sa cosa faccio, sa solo cosa sono, quindi reggimi il gioco ok, stò dicendo che sei un impresario Italiano amico di mio cugino che vive a Bogotà” ok ok no problem diciamo ciò che vuoi sono tuo fa di me ciò che vuoi. La storia mi piaceva parecchio, mi ero calato nel personaggio alla grande anzi dominavo la scena di brutto, facendo discorsi sull’economia Italiano, sul Made in Italy sul Perù, la nuova potenza gastronomica a livello mondiale e bla bla bla, en fin ero a mio stra agio.
Non mi ricordavo neanche che “dovevamo” scopare, succhiarci ecc.. ec.. e che lei era stata contrattata, così la salutai, le dissi che ero stanco e che preferivo andarmene all’hotel, lei mi guardo e mi disse” però devo venire con te” hahahahhahahaha devi!!??, michia sta parola non mi piaceva così le dissi che non era obbligata a farlo e che già era vicino casa, se voleva poteva rimanere, dipendeva da lei, aggiunsi un paio di frasi da ganzo sbruffone giusto per farle capire che non me ne fregava niente, che avevo passato una bella serata e per me era enough, e dissi, “Cinthya se vuoi rimani, così risparmio anche i soldi del taxi seguro per farti portare a casa ok hahahahha” mi sorrise, annui mi diede un beso e mi disse che ero un buen hombre e che mia moglie era fortunata… sti cazziiiii dove dirlo a Vane come no sicuramente, lo avrei fatto di fisso, così mandava un sicario a gambizzarmi. Mentre ero sul taxi pensai tutto grastis Fabry cortesia del Ferru un bel regalo, una botta di vita vera e semplice, chissà forse mi sarebbe servito quel episodio.
https://www.youtube.com/watch?v=EqWRaAF6_WY
Arrivai, mi infilai a letto e crollai, del Ferru manco l’ombra. La mattina seguente mi bussarono alla porta i tizi dell’hotel erano le 11 e alle 12 dovevamo fare il check out, apri Fido il cane fedele del Ferru adetto al front desk mi disse che il Ferru non era ancora tornato e dovevano sgombrare la camera prima delle 12. Ok Ok, gli dissi mi dissi, soluzione!!!???, gli chiesi se avevano un’altra chiave elettronica e che io mi sarei occupato di fare le sue valigie e di portarle nell hall. Risolto, firmai una specie di liberatoria e volià, ma dove cazzo era il Ferru, alle 18 avevamo l’aereo per Cali e poi Lima, la mia paranoia era l’aereo, almeno fino a quel momento. Feci le valigie rapidamente visto che buttai boxer, magliette ed altre cose senza valore che erano sporche, dopo 2 viaggi mi parcheggiai nel bar del ristorante chiesi un negroni e andai nella hall dal paria del Ferru per sapere com’era la situazione. Diciamo che la sorpresa fu grande anzi per dirla tutta eravamo nella merda alla grande!. Praticamente l’all inclusive era per 2 persone, purtroppo o per fortuna noi, lui ogni notte o quasi era entrato nella camera con un ospite e quindi l’ospite pagava e quindi si doveva pagare un saldo che non era poca cosa, cioè non era na botta di soldi ma non era pochino. Decisi di aspettare my friends per vedere cosa fare o come risolvevamo la cosa. Dopo una sventagliata di negroni il soggetto arrivò, con la sua bifa stropicciata, confusa e felice mi chiese che succedeva, perché avevo la sua valigia lì, con tenerezza e dolcezza le chiesi di guarda l’ora e gli ricordai che dopo 3 ore avevamo il volo. Come pagavamo la sciocchezza???, facile disse il merluzzo, sfoderò la carta di credito come una colt 45, il suo Fido la passò, ma il POS gli sputò in faccia, zero linea di credito nada, niente. Cazzzooooooooo minchia culo puta madreeee, non mi rimase altro che pagare con il cash che avevo vinto a poker e con cui speravo di andare a Paracas con Vane, non c’era altro da fare e così bye bye Paracas, comunque alla fine erano soldi vinti chi se ne fotteva erano soldi gratis, effimera consolazione ….
Pigliammo il volo al volo , Ferru si svegliò a Cali, scese, si riaddormetò nel bar del mini aereoporto calegno dopo un, ultimo cuba libre con Rum colombiano come lo definì lui. Si riaddormentò fino a lima, Durante il viaggio guardando l’immensa amazzonia sotto di noi, mi ripromisi di non fare mai più un viaggio così, cioè senza aver gustato fino in fondo della città della gente del mood, senza aver visto un cazzo di niente a parte bar, casinò, puticlub, quartieri di putas o donne sconosciute, centri commerciali anonimi e ristoranti o pseudo ristoranti improvvisati e scelti per necessità. Tornai a Cartagena con la Vane, per il suo compleanno e fu un semi disastro, litigammo di brutto e nonstante girammo e facemmo i turisti per davvero, alloggiando all’Hilton ecc.. ec.c. il ricordo di quel viaggio è davvero tragicomico, una storia incredibile.
Ferru il mio amicone, mio fratello , mi hermano è morto pochia anni dopo, continue andate e ritorni dall’italia al Perù, discese e risalite con tutto l’aiuto e l’amicizia la rabbia le grida, le liti e le lotte per farlo staccare dalla pipa che io ho fatto la Vane e i ragazzi gli abbiamo dato amore, affetto ecc… tutto inutile non servì a niente e alla fine dopo un paio d’anni in Italia in cui non mi rispondeva neanche al chat sua sorella mi scrise che lo avevano trovato nel suo letto, nel suo mini appartamento, il mio fratellino è morto solo, e quello è un dolore che ancora sento forte dentro nelle viscere nonostante abbia fatto di tutto e di più non mi do pace, avrei dovuto fare di più ancor di più… era del 23 io del 17 festeggiavamo insieme quando lui era LUI.
Dedicato a te Piccolo Grande Ferru hasta siempre Hasta pronto hermano.
https://www.youtube.com/watch?v=Pgum6OT_VH8
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