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Esco di casa con Pioggia e Asia, dopo il loro bagno sono bianche come il latte, beh forse avorio, non proprio bianche. Il cielo limegno come sempre è grigio pancia d’asino, non posso definirlo fumo di Londra perché in realtà non ho mai vito sto fumo di Londra e non so da dove sia venuta fuori questa definizione del grigio, a Londra ho sempre vito solo nebbiolina, ma fumo no, almeno in the sky, never.

La mia jeep ha pianto anche stanotte lacrime di sangue, il rigagnolo di idrolina che esce dalla scatola del cambio è giunto fino al marciapiede, che percorro in slalom per evitare le merde dei cani degli altri. Non posso incazzarmi, anche io non amo raccogliere la merda dei miei.

Di primo acchito sembrerebbe davvero di essere nel Nord Europa, se non fosse per la signora che mi viene incontro avvolta nella sua gonna dai colori andini sgargianti, il cappello tipico e la sua canasta di pacchettini sigillati a mano con arachidi, fave fritte, kiwicha e quinoa. Attraversando, incrocio il carretto che vende colazioni al passo che riafferma la mia geolocalizzazione: Sudamerica man, sei in Sudamerica.

Mi scontro con l’onda di un profumo penetrante, avvolgente, quasi inebriante. Lo conosco.  Si accende la luce del mio proiettore e in tempo zero le immagini dei fiori bianchi e stupendi del floripondio si materializzano, so che è lui, lo sfioro tutti i giorni da molti anni e ogni volta mi affascina la sua bellezza conturbante e malevola.

La scopolamina che ha nelle vene lo rende ancor più avvenente, le allucinazioni che può dare sono un mental magnete per chi come me ha sempre amato poter aprire altre porte dimensionali, ma diciamo che ho già dato! E quei ricordi sexy ed esilaranti generano una sorta di simpatia per scopolamina & co. Che faccio? Ne prendo uno e lo mastico tipo Big Babol!? Ma no, ora, a 52 anni, posso viaggiare gratis, anche solo con il suo profumo. Di porte aperte ne ho già un casino, talmente tante che a volte ne pago ancora le conseguenze.

Comunque è davvero bello quell’alberello mi dico, piccolo ma carico di campane bianche con pistilli gialli lunghi e profumati, che rompono il pigro cielo pancia d’asino con il loro dolce e sommesso colore.

All’improvviso un colibrì! Che spettacolo sto volatile. A volte mi fa venire in mente me stesso: battere tanto le ali per restare fermo nello stesso punto. Me la rido da solo cazzo! In parte è vero!

Non avevo mai visto un colibrì così presto. Normalmente arrivano quando la mattinata si scalda un po’ di più. Non che faccia freddo, siamo a 16 gradi, però l’umidità che sarà all’80% minimo, rende tutto più acquoso como siempre.

In ogni caso altro segnale inequivocabile il colibrì: Fabry sei in Perù.

I cani interrompono per un attimo i miei panegirici mentali strattonando.

Amo questa città corrotta, incasinata, in svendita sempre, come una brava zoccola, quelle che lo fanno perché vogliono, perché amano il loro lavoro come modus vivendi. Ne ho conosciute molte così, di qualcuna sono anche diventato amico, tipo Cynthia, che ora è madre e felicemente sposata con un suo ex cliente.

Lima love. Un amore è sempre contaminato o elevato alla potenza, dalla percentuale di odio che contiene. La mia percentuale è cresciuta anno dopo anno e si è spalmata come il burro, solo per certi quartieri, orari, persone, parole, opere o omissioni, per dirla in predica style. Comunque sigo amandola e so anche il perché. Perché sono attratto dai submondi, l’underground, le doppie e triples vidas, la melma, il sottobosco. Chiamalo come vuoi, mi dico, però quello è.

Non mi piacciono invece i miei cani. Nel senso che sono cani portachiave, io amo i cani grandi, quelli di taglia piccola sono schizzati e nevrotici, abbaiano e s’incazzano per tutto.

Mi fermo e mi risveglio dal mio film perché una ragazza vuole accarezzare Pioggia, il west highland terrier che è molto più socievole dell’altro. Ecco, come calamita per attirare le donne sti cani sono la voz, per quello sono infallibili.

London Lima, Lima love. Si vabbè, adesso arriva l’estate e diventerà di nuovo una capitale sudamericana affacciata sull’Oceano Pacifico, con surfisti che camminano per le strade scalzi con le loro tavole sottobraccio tipo baguettes.

Però io voglio Torino. Ho voglia del Toro!

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